E sono tre. Il Movimento 5 Stelle a Roma perde un altro municipio. E’ il numero 11, il territorio che parte da viale Marconi e arriva, lungo la direttrice Portuense, fino a oltre il Gra, nelle zone “calde” di Ponte Galeria e ai confini con il Comune di Fiumicino. Al presidente Mario Torelli, infatti, oggi è toccata la stessa sorte della collega Roberta Capoccioni nel Municipio III Nomentano, sfiduciata nel febbraio 2018. Il primo municipio perso dai pentastellati, in realtà, fu l’VIII Garbatella, a causa delle dimissioni di Paolo Pace nel marzo 2017.

In entrambi i precedenti, il M5S ha poi perso le elezioni territoriali, a vantaggio del centrosinistra. Ancora non è chiaro, tuttavia, se questa volta si riuscirà ad andare al voto. Nonostante le proteste delle opposizioni, si andrebbe comunque a votare nella prima metà del 2020, quindi fra due anni esatti. Fino a qualche giorno fa l’intenzione di Virginia Raggi era quella di nominare Mario Torelli commissario. Ma proprio oggi, a caldo, Torelli ha fatto capire di non avere più voglia di continuare: “Se farò il commissario? Da questo momento non sono più un personaggio pubblico ma privato, non rilascio dichiarazioni. Ho fatto anche troppo”, ha detto ai cronisti accorsi per seguire la seduta. All’agenzia Dire poi ha aggiunto: “Assolutamente no, nessun appello. Io vado avanti. Sto lavorando gratis per i cittadini, non devo fare nessun appello: ora è il momento per tutti di tirare fuori le palle”.

Da tempo i lavori nel Municipio XI si erano fermati. Il M5S infatti aveva iniziato a perdere i pezzi già due anni fa. Il primo ad andarsene fu il consigliere Mirko Marsella, che in un’intervista rilasciata a RomaToday parlò di “appalti assegnati in via diretta e poca trasparenza”. Poi nel giugno 2018 fu il turno di Gianluca Martone e Maria Cristina Restivo, passati al gruppo misto in polemica per la gestione dei lavori sul viadotto della Magliana, intervento che per mesi paralizzò il traffico nel quadrante, fra il malcontento diffuso della cittadinanza.

A dare il colpo di grazia alla maggioranza è stata Francesca Sappia, a metà dello scorso marzo, che si è dimessa dal M5S affermando che “il Campidoglio ha abbandonato il territorio”. Fra i temi che negli ultimi tempi avevano messo in risalto le posizioni contrastanti nel municipio, anche la questione rifiuti con la decisione – dopo l’incendio al tmb Salario di dicembre – di organizzare un centro temporaneo di smistamento, proprio nel municipio limitrofo a Malagrotta. Inizialmente, Sappia aveva rassicurato Torelli sul fatto di voler comunque continuare con una sorta di appoggio esterno, ma poi la linea è cambiata quando Pd e Fdi hanno avviato la raccolta firme per la mozione di sfiducia, sfociata nel consiglio straordinario di oggi.

Al M5S, a questo punto, resta il governo di 10 municipi su 15, dove ogni territorio è grande – e abitato – alla stregua di città del calibro di Firenze o Napoli. Se il capogruppo municipale del Pd, Maurizio Veloccia, chiede alla sindaca Raggi di “andare subito al voto”, il segretario romano Dem, Andrea Casu, invoca le dimissioni della prima cittadina: “Dopo il III e l’VIII Municipio questa è la certificazione definitiva del fallimento del M5S. Grazie a tutti i consiglieri che hanno liberato 150mila romani che da mesi erano ostaggio del presidente Torelli. Ora la Raggi liberi Roma: tutti i romani meritano di tornare al voto il prima possibile”.

Per il M5S, fra i primi a metterci la faccia è stato il presidente della Commissione capitolina Ambiente, Daniele Diaco. “E’ stata una vergogna assistere alla sfiducia verso il presidente Torelli. E’ stata una manovra di potere politico che va a discapito del territorio e dei cittadini che chiedevano di portare avanti il programma. E una brutta pagina del municipio XI, si tratta di quartieri difficili che hanno bisogno di maggioranza politica e non di un vuoto politico”.

Il Municipio XI fu uno dei territori dove il M5S andò meglio alle elezioni amministrative del 2016, dove Torelli al primo turno ottenne oltre il 30% dei consensi. A trascinarlo l’attuale parlamentare e presidente della Commissione Ecomafie, Stefano Vignaroli, in passato molto impegnato sul territorio in relazione al tema dei rifiuti.

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