Nuovo capitolo dello scontro tra la società editrice del Giornale e i giornalisti, dopo che l’azienda ha prefigurato la richiesta di contratti di solidarietà al 30% con conseguente taglio degli stipendi e ha annunciato la chiusura della redazione romana. “Per accompagnare alla porta i giornalisti di cui si vuole liberare, l’azienda offre un incentivo all’esodo del tutto inadeguato“, attacca la rappresentanza sindacale (cdr), “pari a meno della metà di quanto ogni redattore si era sentito proporre appena poche settimane fa dal direttore” Alessandro Sallusti “il quale viene così sconfessato dal suo stesso editore. Anche questo la dice lunga sul clima di non governo che si respira in redazione, e che è responsabile delle difficoltà attuali ben più del costo del lavoro“. Un riferimento diretto alle affermazioni dell’ad di Mondadori Ernesto Mauri che aveva parlato della possibilità di ridurre quei costi facendo ricorso ad ammortizzatori sociali. 

La chiusura della redazione romana del quotidiano, confermata oggi, viene giudicata dal cdr “una decisione di una gravità inaudita, anche perché ignora totalmente le prese di posizione che dal mondo politico, economico e culturale hanno in questi giorni chiesto a gran voce che il Giornale possa continuare pienamente a svolgere la sua parte nella vita del Paese, con le battaglie e le notizie che solo una presenza fisica nella Capitale consente”. “L’unica modifica rispetto agli annunci precedenti è lo slittamento di un mese della chiusura: dall’1 al 31 maggio”, prosegue il comunicato.

“Non è una concessione, è anzi un espediente per consentire che le elezioni europee vengano raccontate dal Giornale in un clima di pace sindacale. Ma questo non avverrà. Faremo sentire la nostra voce in ogni occasione possibile, nell’interesse nostro e dei nostri lettori. Non permetteremo che la storia di libertà del Giornale venga tradita”.

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