Secondo il Primo Ministro inglese Theresa May “per troppo tempo le aziende online non hanno fatto abbastanza per proteggere gli utenti, in particolare i bambini e i giovani, dai contenuti dannosi“. Per questo le aziende come Instagram, Facebook e Twitter potrebbero essere chiamate a fronteggiare maggiori responsabilità nella diffusione di contenuti online.

Al fine di proteggere gli utenti del Regno Unito dai contenuti dannosi, il Dipartimento per il digitale, la cultura, i mezzi di comunicazione e lo sport che fa capo al Governo inglese ha aperto una consultazione di 12 settimane relativa a una serie di proposte, fra cui la condanna a multe “pesanti”. I provvedimenti proposti dovrebbero nelle intenzioni rafforzare le regole sulla rimozione di contenuti online che incoraggiano il terrorismo, lo sfruttamento e l’abuso sessuale dei minori. Ad essere ritenuti responsabili sarebbero i titolari delle aziende che permettono agli utenti di condividere contenuti, come social network, siti di file hosting, forum, servizi di messaggistica e motori di ricerca.

Foto: Depositphotos

 

Secondo le proposte, oltre alla multa si potrebbe persino arrivare al blocco dell’accesso a un sito. Fra i promotori delle proposte c’è il conservatore Damian Collins, che cita a titolo di esempio la diretta Facebook dell’attentato in Nuova Zelanda.

Finora la posizione ufficiale di aziende quali YouTube e Facebook è che non si ritengono responsabili dei contenuti pubblicati dagli utenti, perché si limitano ad ospitarli. Ed è proprio questo il punto che l’idea inglese intende scardinare. Il caso della Nuova Zelanda, d’altro canto, ha dimostrato quanto sarebbe complicato attuare certe misure: il video della strage si è propagato su decine di piattaforme online a una velocità tale da renderne difficoltoso l’oscuramento. Qui entra in gioco un’altra proposta: sviluppare una strategia per istruire gli utenti su come riconoscere e gestire i comportamenti dannosi online.

Foto: Depositphotos

 

C’è comunque da sottolineare che la proposta inglese è ancora lontana dal diventare una legge, e che non tutti in patria la appoggiano. L’Institute of Economic Affairs, per esempio, ha etichettato l’idea come “draconiana”, aggiungendo che dare al governo il potere di decidere quali contenuti siano appropriati e quali no costituisce un pericoloso precedente.

Facebook dal canto suo ha già anticipato una risposta, quando Zuckerberg ha chiesto ai governi e alle autorità di regolamentazione un ruolo più attivo nella protezione della privacy degli utenti e nella gestione dei contenuti dannosi, che per una sola azienda sono diventati problemi incontrollabili. Non resta che aspettare i prossimi sviluppi.

Commenti - Non perdere ogni mattina gli editoriali e i commenti delle firme Fatto Quotidiano.

ISCRIVITI

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili

RIVOLUZIONE YOUTUBER

di Andrea Amato e Matteo Maffucci 14€ Acquista
Articolo Precedente

Droni protetti contro gli attacchi degli hacker grazie al progetto europeo CRUISE

next
Articolo Successivo

Netflix blocca il supporto per Apple AirPlay, resta attivo solo su iPad, ma parzialmente

next