Due bandi per una sola poltrona. E i requisiti richiesti che cambiano in meno di una settimana. C’è confusione in Regione Lombardia sulle caratteristiche che deve avere il direttore generale di Finlombarda, la società finanziaria che ha il compito di contribuire all’attuazione dei programmi di sviluppo economico del territorio e fa da cassaforte al Pirellone. Ma che versa in una situazione di stallo da diverso tempo, con ben cinque direttori generali a succedersi negli ultimi quattro anni. E una recente inchiesta sugli strumenti di credito per piccole e medie imprese che ha portato alla richiesta di rinvio a giudizio dell’ex consigliere di amministrazione Marco Flavio Cirillo (sono invece state archiviate le posizioni di alcuni dirigenti, tra cui l’ex direttore generale e attuale vice Francesco Acerbi).

L’ultimo cambio al vertice è stato a inizio anno, quando Filippo Bongiovanni, voluto da Roberto Maroni dopo lo scoppio delle grane giudiziarie, ha lasciato il posto a Michele Camisasca, ex direttore generale di Arpa Lombardia (l’agenzia regionale per la protezione dell’ambiente) e nipote dell’attuale vescovo di Reggio Emilia e Guastalla, Massimo Camisasca, biografo del fondatore di Comunione e liberazione, don Giussani. A lui la giunta regionale ha conferito un incarico di sei mesi, in attesa di una selezione pubblica. Di qui la necessità per gli uffici regionali di predisporre un nuovo bando.

Si inizia il 27 febbraio, quando la direzione Organizzazione e personale firma il primo avviso per l’acquisizione di manifestazioni di interesse (comunicato regionale n. 29). I principali requisiti da rispettare sono due. Una “specifica competenza in materia creditizia, finanziaria, mobiliare o assicurativa” maturata in posizioni di responsabilità per non meno di cinque anni o in imprese di dimensione analoghe a quella di destinazione, come del resto richiesto dal decreto ministeriale 514 del 1998 che regola i requisiti di professionalità per gli incarichi negli intermediari finanziari, quale è Finlombarda. E, secondo requisito, una laurea “in discipline economico-finanziarie o, comunque, in discipline che abbiano un indirizzo economico finanziario”.

Ma quest’ultimo requisito non dura nemmeno una settimana. Il 5 marzo infatti subisce un bel colpo di bianchetto: sempre negli uffici della direzione Organizzazione e personale viene firmato un secondo avviso (comunicato regionale n.33) in cui la laurea è sempre richiesta, ma questa volta senza specificare quale, ne basta una qualsiasi. Alla fine solo quest’ultimo bando viene pubblicato sul Bollettino ufficiale di Regione Lombardia, una sorta di Gazzetta ufficiale, e a candidarsi sono in 23. Tra di loro c’è proprio Camisasca, colui che le voci di corridoio danno tra i favoriti ma che sarebbe stato tagliato fuori dal bando prima versione, considerata la sua laurea in giurisprudenza, non in economia. A dirla tutta Camisasca, come del resto il suo predecessore Bongiovanni, non ha nemmeno precedenti esperienze in istituti finanziari: è diventato dirigente in Regione nel 2007 ai tempi di Roberto Formigoni grazie a un concorso mai pubblicato in Gazzetta ufficiale e per questo annullato dopo tre anni. Niente che però gli abbia impedito di rimanere fino al 2015 a capo della direzione Organizzazione e personale, per poi essere scelto come direttore generale di Arpa, dove si occupava di ambiente più che di finanza.

Camisasca non è l’unico candidato che potrebbe vedere di buon occhio la modifica dei requisiti richiesti: anche l’attuale consigliere di amministrazione di Finlombarda Giuseppe Pezzulli ha risposto all’avviso portando in curriculum una laurea in giurisprudenza. Considerato vicino al sottosegretario leghista Armando Siri, Pezzulli è un avvocato che presiede il comitato Select Milano, un gruppo di lobbisti che punta a cogliere le opportunità post Brexit sull’asse Milano-Londra. “La modifica del bando è molto sospetta – accusa il consigliere regionale del Pd Pietro Bussolati -. è un segnale negativo che richiama metodi che nel passato recente hanno portato problemi, opacità e scandali. Mi chiedo perché in Regione Lombardia non sia possibile fare nomine in piena trasparenza. Forse è per questo che la maggioranza non vuole insediare una commissione speciale sulle partecipate che noi chiediamo da tempo”. L’assessore al Bilancio, il leghista Davide Caparini, sostiene di non essere al corrente del primo bando: “A Regione Lombardia ne risulta uno solo, che risponde ai requisiti di Banca d’Italia. Il decreto ministeriale che fissa i requisiti si concentra su esperienza professionale quinquennale in materia di credito, gestione patrimoniale e finanziaria, esperienza che quindi sarà valutata da Banca d’Italia ai fini della idoneità al ruolo”. Dagli uffici di Finlombarda rispondono alle richieste di chiarimento con un “no comment”.

@gigi_gno