La procura di Roma ha chiesto l’archiviazione di Silvio Berlusconi, indagato per corruzione in atti giudiziari nell’inchiesta sulle sentenze pilotate del Consiglio di Stato. Sotto la lente del procuratore aggiunto Paolo Ielo e del Fabrizio Tucci c’era il pronunciamento dei giudici di Palazzo Spada che il 3 marzo 2016 annullarono l’obbligo per l’ex presidente del Consiglio di cedere la quota eccedente il 9,99% detenuto in Banca Mediolanum, come stabilito da Bankitalia.

Della vicenda aveva parlato “de relato” – cioè riferendo fatti di cui non ha però conoscenza diretta – nell’ambito della più ampia indagine sulle sentenze pilotate l’avvocato Piero Amara, ex legale di Eniriferendo di presunti accordi relativi alla sentenza Mediolanum che aveva cancellato l’obbligo di cessione delle quote della banca a causa della perdita dei requisiti di onorabilità richiesti agli azionisti degli istituti dopo la condanna definitiva di Berlusconi per la vicenda dei diritti Mediaset.

La maxi-inchiesta nella quale è indagato l’ex presidente del Consiglio a febbraio ha portato ad una serie di arresti che hanno riguardato anche magistrati. E in un altro filone, nato dalle stesse dichiarazioni, è indagato anche il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, per finanziamento illecito. Relativamente al caso Mediolanum, con Berlusconi risultano indagati anche Roberto Giovagnoli, giudice estensore della sentenza, l’ex funzionario della Presidenza del Consiglio, Renato Mazzocchi e l’avvocato romano Francesco Marascio.

Anche per loro è stata chiesta l’archiviazione al giudice per le indagini preliminari. A casa di Mazzocchi, nel corso di una perquisizione nell’ambito di un’altra inchiesta risalente al 2016, erano state ritrovate in originali e in bozze diverse sentenze del Consiglio di Stato, tra cui quella con cui era stato accolto il ricorso di Berlusconi contro la sentenza del Tar.

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