Un errore nella legge che istituisce il reddito di cittadinanza e che rischia di provocare “un brusco stop” alle domande, perché il modulo dell’Inps riporta la versione corretta ma diversa da quella uscita sulla Gazzetta ufficiale. A segnalare il pasticcio è stata Repubblica, spiegando che quando il testo del decreto legge di fine gennaio è stato modificato per inserire le modifiche approvate dalla Camera e dal Senato “un’intera frase è saltata“. Quella che conteneva i parametri di equivalenza da applicare per determinare le somme aggiuntive a cui hanno diritto le famiglie con più componenti adulti. Il risultato è che “il testo – legge dello Stato dal 29 marzo, giorno della pubblicazione della Gazzetta ufficiale – di fatto esclude dal sussidio i componenti maggiorenni diversi da chi ha fatto domanda di reddito”.

Al contrario, nota il quotidiano romano, “il modulo di domanda riscritto dall’Inps il 2 aprile dopo l’approvazione della legge per recepirne le novità riporta curiosamente il beneficio economico come doveva essere. E non com’è, legge alla mano”. Così l’istituto “dovrà ritirare il modulo, fermare le nuove richieste e bloccare, fino a modifiche della norma incriminata, l’esame delle 854mila domande arrivate sin qui”.

Il ministero del Lavoro ha però precisato che non c’è “nessun problema sulle domande: l’Inps lavora su norma autentica e corretta”. E spiegato che “c’è stato un errore di trascrizione degli uffici parlamentari sull’emendamento approvato in commissione. E’ stato già trasmesso alla Gazzetta ufficiale il testo modificato”. Il Ministero “ribadisce anche che non c’è alcun problema sulle domande già presentate. La scala di equivalenza non è un elemento della domanda, ma è solo descritta, peraltro correttamente, a fini informativi”.

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