A 10 anni dal terremoto che ha devastato L’Aquila, siamo andati a toccare con mano lo stato della ricostruzione. Il nostro viaggio è passato anche dalle 19 New town, le abitazioni provvisorie “a tempo indeterminato” volute da Berlusconi per offrire una potente immagine di efficenza nella fase post-sisma. Oggi sono ancora lì, ormai resi quartieri dormitorio, totalmente privi di servizi o spazi per la socialità. Inizialmente assegnati a oltre 15mila degli sfollati del sisma, a distanza di dieci anni sono rimasti 3mila degli abitanti iniziali, tra chi ha preferito andarsene e chi è riuscito a rientrare nella sua casa. Eppure oggi sono 10mila le persone che vivono in questi palazzi antisismici costruiti sopra piattaforme di cemento armato, agli sfollati si sono aggiunte famiglie che hanno fatto richiesta di edilizia popolare, perché di fatto il piano del Comune, informale, sembra quello di mantenerli a oltranza, fino a quando non cadranno a pezzi. Se fin da subito, infatti, decine di palazzine del ‘Progetto C.A.S.E.’ hanno palesato pesanti indizi di cedimento strutturale, con balconi crollati, infiltrazioni e materiali scadenti, molti altri sono tenuti in buone condizioni.

“È vero, sono soluzioni provvisorie, ma solide” precisa il sindaco Pierluigi Biondi, che ammette di non avere ancora la più pallida idea del destino urbanistico previsto per quelle aree: “Quel che certo però è che ci costano un sacco di soldi di manutenzione, e siamo in polemica con il Governo, come con quelli precedenti, per averci lasciato un “regalo” così pesante per le casse del Comune”.

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