“Con De Vito ho fatto solo attività di promozione professionale, lui era uno che aveva visibilità, faceva cene tutte le sere con gente, ma anche fuori Roma, imprenditori anche milanesi. Noi di politica non parlavamo, capitava solo ogni tanto. Lui è un personaggio pubblico ma di quelli che tagliava nastri perché non aveva potere”. È quanto ha affermato l’avvocato Camillo Mezzacapo, arrestato per corruzione il 20 marzo scorso assieme all’oramai ex presidente del Consiglio comunale di Roma, Marcello De Vito, nel corso di dichiarazioni spontanee al gip Maria Paola Tomaselli nell’interrogatorio di garanzia. Il verbale è stato depositato dalla Procura in vista dell’udienza davanti al tribunale del Riesame fissato per la prossima settimana. Oggi si è tenuta la prima seduta in consiglio comunale dopo gli arresti e non sono mancati i momenti di tensione.

“A qualcuna di queste cene mi chiamava – prosegue Mezzacapo -, andavo e facevo promozione di attività professionale per cercare di prendere incarichi, aumentare il fatturato nello studio che è quello che io ho sempre fatto. Ma io non ho mai ottenuto un mandato per avere un provvedimento amministrativi che non è mai arrivato”. Nel corso delle dichiarazioni l’indagato afferma che era stato De Vito a presentargli l’imprenditore Luca Parnasi, arrestato nel giugno scorso nell’ambito del filone principale dell’indagine sul nuovo stadio della Roma. “Loro si conoscevano e si saranno visti sicuramente molte volte. Ma io nella mia vita Parnasi l’ho incontrato tre volte; una volta nel suo ufficio che non mi disse niente, una volta a studio mio ed una volta in un bar”.

Dichiarazioni che però contrastano con le intercettazioni presenti nell’ordinanza di custodia cautelare. L’avvocato definiva De Vito “l’amico potente” e che i rapporti fra due fossero molto che di conoscenza lo testimonia l’intercettazione proprio tra il politico e il professionista in cui parlano di soldi: “Vabbè distribuiamoceli questi” dice De Vito a Mezzacapo che risponde: “Ma adesso non mi far toccare niente, lasciali lì .. a fine man…quando tu finisci il mandato, io… ci … se vuoi ci mettiamo altre sopra se vuoi”. Quindi l’avvocato lo convince ad aspettare fino al termine del mandato elettorale: “Cioè chiudiamo, distribuiamo poi… liquidi e sparisce tutta la società non c’è più niente e allora però questo lo dei fa quando hai finito quella cosa, siccome mo ci stanno facendo le sponsorizzazioni comunque adesso il nuovo contratto che gli ho mandato … quella lei continua a fatturare produce anche una staticità ormai su… hai capito il senso insomma“. Per il gip una “conversazione illuminante che chiarisce in maniera inequivocabile il patto scellerato che lega De Vito a Mezzacapo”.

In una situazione in cui De Vito non era colui che tagliava nastri ma colui che veniva visto come il grimaldello per accedere a molti affari:  “Questa congiunzione astrale tra… tipo l’allineamento della cometa di Halley… hai capito cioè… è difficile secondo me che si verifichi… noi Marcè dobbiamo sfruttarla ‘sta cosa, secondo me guarda ci rimangono due anni. “Tieni presente questa cosa… dopo di che… io ti voglio dire siccome la congiunzione astrale che si è verificata adesso io credo che noi invecchieremo… spero… fra molti anni avvenire ne parleremo davanti a un piatto… ma non credo si ripianificherà… cioè… difficilmente si riverifica una congiunzione astrale dove oggi stai al governo”. E De Vito: “Dove…”. Con Mezzacapo che risponde: “Da solo di Roma”. E il presidente dell’Assemblea capitolina: “Avresti vinto pure con il Gabibbo”.  Durante l’interrogatorio di garanzia la scorsa settimana l’ormai ex presidente dell’assemblea capitolina Marcello De Vito si era avvalso della facoltà di non rispondere.

Nell’ambito del primo filone dell’indagine è tornato libero l’ex assessore regionale del Lazio del Pd, Michele Civita, finito ai domiciliari il 13 giugno. Il gip Costantino De Robbio ha accolto una istanza dei difensori Maurizio Frasacco e Luca Petrucci. Civita, accusato di corruzione, si trovava in regime di obbligo di firma dal 21 giugno scorso. Secondo l’impianto accusatorio l’ex assessore della Regione Lazio avrebbe chiesto, in cambio di favori, una raccomandazione per il figlio al costruttore Luca Parnasi

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