Nel 1969, il matrimonio tra il Beatles e l’artista giapponese era una grande notizia per i media internazionali. I due amanti decisero di sfruttare l’occasione per inscenare una grande protesta mediatica contro la guerra del Vietnam: per 14 giorni restarono a letto, dando libero accesso nella loro camera d’albergo ai giornalisti durante il giorno. Diedero inizio alla performance rispondendo alle domande dei giornalisti con un mazzo di fiori in mano. Mezzo mondo intanto si chiedeva: “Faranno sesso di fronte alle telecamere?”. Non fecero sesso in pubblico. Invece invitarono molti artisti a partecipare all’incisione del brano Give Peace a Chance. Protesta a letto e arte a letto. Geniale!

Il bed-in iniziò nell’Amsterdam Hilton Hotel, in Olanda e qui durò 6 giorni.

Dopodiché si spostarono alle Bahamas nello Sheraton Oceanus Hotel, ma il giorno dopo, secondo alcuni a causa dal caldo (non funzionava l’aria condizionata?) decisero di spostarsi in Canada, al Queen Elizabeth Hotel di Montréal e lì ripresero a protestare a letto il 26 maggio, continuando a mostrarsi in pigiama, sotto le lenzuola, per altri 6 giorni.

Nel dicembre dello stesso anno i due sposini diffusero un messaggio di auguri per Natale: “War is over! If you want it! Happy Christmas from John and Yōko” (la guerra è finita! Se lo vuoi. Buon Natale).

Questa protesta fu importante per la diffusione dell’idea della non violenza, gentile, sensuale e ironica come strumento per cambiare il mondo. Il primo bed-in della storia affermava che era possibile tentare di far crescere la coscienza umana attraverso lo stupore, fiori, musica, sorrisi.

Sicuramente fu l’azione pacifista che ebbe la maggior diffusione sui media. E colpì l’immaginario collettivo. Un enorme successo.

Amore contro ottusità e violenza. Una pratica rivoluzionaria di cui avremmo bisogno anche oggi per contrastare l’ondata cattivista.

L’idea è che usando il gioco sia più facile far venire dei dubbi ai reazionari.

In quel momento in molte parti del mondo la maggioranza dei progressisti era convinta che solo rispondendo alla violenza del potere con la violenza del popolo, fosse possibile lottare contro le ingiustizie.

In Europa il pacifismo alla Martin Luther King era compreso da pochi, e anche in Usa erano molti i progressisti che militavano nell’ala violenta del movimento.

Yōko Ono era nata in Giappone da una famiglia benestante, il padre banchiere, la madre musicista. Durante la guerra la loro condizione sociale era precipitata e avevano conosciuto la fame. Erano poi emigrati negli Usa e Ono era diventata un’artista concettuale. Aveva raggiunto una certa notorietà con performance provocatorie come Cut Piece, dove lei stava seduta di fronte al pubblico che aveva la possibilità di tagliare con le forbici pezzi dei suoi vestiti fino a spogliarla completamente.

La storia con John Lennon iniziò quando lui visitò l’anteprima della mostra di Ono all’Indica Gallery di Londra, il 9 novembre 1966. Ono esponeva opere provocatorie come una mela, apparentemente vera, messa in vendita a 200 sterline. C’era anche una parete di legno dove i visitatori potevano piantare un chiodo. Lennon chiese a Ono di poter piantare un chiodo per primo ma il programma prevedeva che il primo chiodo venisse piantato solo il giorno seguente, durante l’inaugurazione. Lennon insistette e Ono era dell’idea di lasciarlo fare ma nacque una discussione con il proprietario della galleria. Alla fine lei propose a Lennon di piantare questo benedetto chiodo ma gli chiese anche di pagare 5 scellini. Al che lui rispose: “Ti darò 5 scellini immaginari se tu mi lasci inserire un chiodo immaginario”. Dopo questo primo incontro passarono però due anni prima che iniziasse la loro storia d’amore.

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