Arriveranno da tutta Italia. Donne, ma anche uomini, partiranno da Alessandria, Napoli, Milano, Roma, Bologna per approdare a Verona il 29, 30 e 31 marzo e manifestare contro il tredicesimo Congresso mondiale delle famiglie, evento sostenuto da associazioni antiabortiste e contro i diritti Lgbtqi+ e al quale prenderanno parte il vicepremier del Carroccio Matteo Salvini, il ministro della Famiglia Lorenzo Fontana, e altri rappresentanti istituzionali. La manifestazione in un primo momento aveva addirittura il patrocinio della presidenza del Consiglio, ma è stata tolta dopo l’intervento del premier Giuseppe Conte e le pressioni del M5s che sul punto sono completamente divisi dalla Lega. “E’ la destra degli sfigati”, li ha definiti Luigi Di Maio qualche settimana fa.

Alla luce della forti polemiche contro la manifestazione, le femministe di Non una di meno, in primis il gruppo di Verona, ha deciso di lanciare una tre giorni transfemminista. La chiamata a raccolta è per le femministe, ma non solo e l’obiettivo è quello di occupare con “rabbia determinazione e favolosità” la città, e fare resistenza contro i “principali promotori della violenza eteropatriarcale e razzista e della sua istituzionalizzazione”, gli organizzatori e i sostenitori del Congresso, appunto. “Verona ancora una volta si presenta come laboratorio di sperimentazione politica nazionale e l’attacco all’aborto e ai diritti delle donne e delle soggettività lgbtqi+ è il terreno privilegiato su cui si intende operare una saldatura tra la destra e i movimenti per la vita. Chiamiamo dunque tutt* a Verona”, si legge nella presentazione dell’evento.

Il contro-congresso partirà venerdì 29 marzo con una giornata dedicata agli incontri e al confronto, sia per approfondire tematiche legate alla donna, alle comunità Lgbtq e alla teoria gender, sia per analizzare i contenuti e le dinamiche interne al Congresso. Sarà l’Anpi, alle 18, a fare un focus sul tema con l’incontro “Conosci il tuo nemico”.

Il corteo vero e proprio si svilupperà per le vie della città sabato 30, con partenza alle 14,30 dalla stazione Porta nuova. Nessun simbolo riconoscibile, nessun marchio, ma solo bandiere, foulard, bavagli color fucsia, quello scelto ormai da anni dalle femministe per identificarsi a livello globale. E proprio la dimensione globale dello “stato di agitazione permanente” delle attiviste sarà protagonista domenica 31 marzo con l’Assemblea internazionale che si terrà a partire dalle ore 9 e che avrà come ospiti e protagoniste Marta Dillon (di Ni Una Menos Argentina) e le attiviste dei movimenti spagnoli, polacchi, irlandesi, croati, olandesi e francesi.

Una manifestazione che punta a non lasciare indietro nessuno, ad esempio proponendo alle attiviste locali di ospitarne altre che vengono da fuori. La resistenza pacifica pone al centro tematiche da sempre sostenute dalle femministe, come il diritto all’aborto, riconosciuto dalla legge 194 ma di fatto ancora difficile in gran parte dell’Italia, e il contrasto alla violenza di genere e sessuale, anche e soprattutto tramite un’educazione mirata che parta dalla scuola.

Otto, invece, le tematiche messe al centro dal Congresso per la famiglia, patrocinato, tra l’altro, dallo stesso Comune di Verona e dalla regione Veneto, da “La bellezza del matrimonio” alla “Tutela giuridica della vita e della famiglia”. Focus che nascondono visioni “catto-fasciste”, secondo le organizzatrici del contro-congresso. “Dietro all’appello alla famiglia naturale c’è la violenza: l’eterosessualità obbligatoria contro la libertà sessuale delle donne e delle soggettività LGBT*QIA+ che rifiutano di riconoscersi nelle identità prescritte e nei ruoli sociali imposti”, si legge nel manifesto promotore della tre giorni transfemminista.

La città non è nuova agli scontri tra gli ultra conservatori, in particolare esponenti della Lega, e i movimenti femministi. Al centro del dibattito la mozione 434, approvata in consiglio comunale lo scorso ottobre. Una proposta contro la 194 a firma leghista che ha di fatto reso Verona il comune “simbolo della vita”, trasformandolo in città guida della “crociata anti-abortista”.

 

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