Per contrastare l’ondata di “negazionisti climatici” e la diffusione di fake news sul global warming, uno dei principali portali di news olandesi, nu.nl, ha adottato la linea dura: chiunque lasci sul sito commenti che escludano responsabilità dell’uomo per il surriscaldamento globale viene bannato e i commenti vengono rimossi.

Accusati di voler mettere il bavaglio alla discussione, il direttore Gert-Jaap Hoekman e il caporedattore Colin van Hoek hanno spiegato, molto semplicemente, perché non si tratta di censura: il dibattito e le prospettive originali, anche se critiche, sono le benvenute. Non è benvenuto negare ciò che gran parte degli studi più autorevoli confermano e cioè che dietro il mono-clima degli ultimi tempi (inverni caldi ed estati torride) ci sia la mano dell’uomo.

Quella del portale olandese è una decisione dura ma in questo passaggio storico, va detto, necessaria: dovremmo aver imparato la lezione con la questione dei migranti e cioè quanto facile sia approfittarsi della libertà d’espressione per promuovere le subculture della violenza verbale sul web, terreno fertile per episodi drammatici come l’attentato terroristico alle moschee in Nuova Zelanda. I cattivi maestri possono far finta di niente, dissociarsi o mimetizzarsi tra i messaggi di cordoglio, ma quella violenza è figlia dell’odio cieco spacciato per “la mia opinione” e amplificato da chi, su quell’odio, ha costruito una carriera. I commenti privi di fondamento, costruiti su fake news o su dati manipolati non sono differenza di vedute, ma veleno per il vivere collettivo, quello stesso veleno che mangiamo, beviamo, respiriamo e che i negazionisti dicono, semplicemente, non esista.

Diciamo una volta per tutte: le opinioni non sono tutte uguali. Esistono opinioni informate, di diverso colore e propaganda mascherata da opinione. Sostenere che non c’è alcun riscaldamento globale, che il Nord Europa a temperature mediterranee e il Mediterraneo a temperature africane siano solo il risultato di fenomeni naturali sono concetti agli antipodi di anni di studi e di un’opinione largamente maggioritaria degli scienziati. Il fronte “tranquillizzazionista” è proprio quello che ha costruito le sue fortune sulla cultura della paura, dell’egoismo e del sospetto. Anche sull’apocalisse, insomma, ognuno ha le sue opinioni.

In questi giorni di momentum mondiale sul clima è un’escalation di teorie complottiste: Ingmar Rentzhog, imprenditore che ha fiutato l’affare del clima, sfrutta Greta Thunberg – adolescente con l’Asperger – e figlia di attivisti immigrazionisti per perorare la bufala climatica.

L’allarme per il global warming è diventato mainstream? Ecco che il mercato dell’opinione negazionista fiuta ampie opportunità. E come con i migranti, la narrazione si è lanciata in un’immonda opera di deumanizzazione dei protagonisti delle proteste: Greta è malata, gli studenti sono anime belle oppure fannulloni che marinano la scuola strumentalizzati dagli adulti, le Ong stanno capitalizzando sulla protesta, la sinistra a pezzi cerca di riposizionarsi. Insulti, cinismo, odio, sufficienza, deumanizzazione: quale libertà, esattamente, rappresentano?

In un Paese ignorante, vecchio e sclerotico come l’Italia, un Paese tanto stupido da accanirsi quotidianamente contro le uniche risorse (i giovani) che potrebbero risollevarlo dal suo tramonto sociale ed economico, mancavano giusto i “tranquillizzazionisti”; relax, le auto non inquinano, il cemento non ha divorato mezzo Paese, le acque sono pulite e nessuno toccherà mai il sacro diritto di consumare.

Questa volta non dovremmo stare a guardare. La speranza è che i media facciano la loro parte: proteggano la libertà d’espressione presa in ostaggio, non la sua grottesca parodia funzionale all’ignoranza e a chi ha deciso di sfruttare le maglie larghe della democrazia per diventarne il megafono.

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