È noto che quando scelgono uno smartphone, gli utenti danno grande importanza alla qualità fotografica. Questo ha portato di recente all’installazione di sensori fotografici multipli. Per accompagnare l’evoluzione hardware, Google ha equipaggiato Android Q per sfruttarli al meglio.

Le app di terze parti potranno impiegare tutti i sensori, compresi quelli di profondità, richiedendo un’immagine Dynamic Depth, ovvero un classico file JPEG che però contiene i medatada XMP con i relativi dati sulla profondità di campo. Senza tecnicismi, significa che il file prodotto dal comparto fotografico sembrerà una classica immagine JPEG, ma al suo interno avrà informazioni aggiuntive che permetteranno di modificare e migliorare la foto in un secondo momento. Per esempio, si potranno introdurre più facilmente opzioni per l’effetto bokeh (la sfocatura dietro al soggetto della foto) e magari creare immagini in 3D o per la realtà aumentata.

Inoltre con Android Q debutta il supporto per i codec video oper source AV1, che offrono uno streaming di maggiore qualità a fronte di un minor utilizzo di banda. Sarà utile per fruire al meglio di servizi come Netflix, Prime Video e Google Play Film.

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