No all’archiviazione. La Federazione nazionale della Stampa, l’Ordine dei giornalisti e Usigrai hanno depositato l’opposizione alla nuova richiesta della procura di Roma di chiudere con un nulla di fatto l’inchiesta sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin uccisi a Mogadiscio il 20 marzo del 1994. A impedire che l’inchiesta possa continuare, secondo la procura di Roma, l’irriperibilità della fonte degli 007 citata in una relazione del Sisde del 1997 e per cui il gip di Roma Andrea Fanelli (che aveva già respinto una prima richiesta di archiviazione), chiedeva di ascoltare “previa nuova richiesta al direttore pro tempore in ordine all’attuale possibilità di rivelarne le generalità”. L fonte non può dare il consenso, già negato in passato, di essere sentito come testimone nell’indagine sulla morte della giornalista. E così – con una lettera riservata del 6 giugno 2018 agli inquirenti – l’Aisi “ha espresso la volontà di continuare ad avvalersi della facoltà di non rivelare la generalità della risorsa fiduciaria”.

“Con questa inziativa – si legge in una nota dell’avvocato Giulio Vasaturo. – tutte le rappresentanze del giornalismo italiano hanno espresso, unitariamente, la loro ferma opposizione alla richiesta di archiviazione avanzata dal Pubblico Ministero, segnalando al Giudice le gravi carenze dell’inchiesta giudiziaria contro le quali, a venticinque anni di distanza dall’esecuzione di Mogadiscio, rischia definitivamente di arenarsi il percorso di giustizia e verità intrapreso al fianco di Giorgio e Luciana Alpi”.

Nell’opposizione viene chiesto al gip di “imporre ai nostri apparati di Intelligence di rivelare le generalità della fondamentale fonte confidenziale del Sisde (oggi AISI) che nel 1997 ha riferito dei collegamenti fra l’omicidio di Ilaria e Miran ed i traffici di armi e rifiuti in Somalia”. “È intollerabile, infatti, che a venticinque anni di distanza da quell’agguato, i servizi segreti si siano nuovamente rifiutati di collaborare con l’Autorità giudiziaria, affermando di non aver potuto chiedere al testimone il proprio consenso a rendere dichiarazioni innanzi ad un giudice”, si legge nell’atto. Fnsi, Odg e Usigrai hanno sottolineato “come il testimone abbia sempre l’obbligo di collaborare con la giustizia e che, pertanto, la giustificazione addotta dai “servizi segreti” è assolutamente irricevibile”.  Le parti offese “hanno sollevato, sul punto, la questione di legittimità costituzionale, chiedendo al giudice di rimettere gli atti alla Consulta per sancire l’incostituzionalità della normativa che consente all’Intelligence di opporre il segreto sulle proprie fonti, ricorrendo a motivazioni anche manifestamente illecite”.

Quel fascicolo quindi resta contro ignoti. I nuovi elementi arrivati dalla procura di Firenze, ossia la trascrizione di una intercettazione del 21 e 23 febbraio 2012 tra due cittadini somali in cui si afferma che Ilaria “è stata uccisa dagli italiani”, è stata ritenuta irrilevante dal pm. Le conversazioni erano contenute in un nota della Finanza di Firenze, datata 2012, che ci ha messo quasi 5 anni per arrivare nella capitale.

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