La Brexit di Theresa May sprofonda nel caos, bocciata di nuovo dalla Camera dei Comuni britannica nonostante le intese dell’ultima ora con l’Unione Europea sulle garanzie – “legalmente vincolanti” negli annunci, molto meno nei fatti – sullo spinoso nodo del confine irlandese. Il secondo voto di ratifica è andato giusto un po’ meno peggio rispetto alla sconfitta di gennaio, quando con uno scarto sfavorevole di 230 rappresentanti aveva fatto registrare la peggiore sconfitta di un governo inglese. Ma la sostanza non cambia: senza voti, la premier Tory incassa un’ulteriore umiliazione destinata ad allargare la voragine dell’incertezza sui tempi, i termini e forse lo stesso epilogo del divorzio di Londra da Bruxelles, oltre che a mettere in discussione la tenuta della sua poltrona e quella di una legislatura dinanzi alla quale non è escluso possa tornare a spalancarsi la porta di elezioni anticipate alla cieca.

Il voto sul “no deal” – Dopo la bocciatura – arrivata con 391 voti contrari all’intesa e 242 a favore – il Parlamento si riunirà almeno un’altra volta. La prima, mercoledì, come annunciato da May, per votare a favore o meno del No Deal che porterebbe il Regno Unito a un’uscita “hard” dall’Unione Europea, alla quale come spiegato dal supercommissario Michel Barnier l’Ue “si sta seriamente preparando”. La premier ha detto che lascerà libertà di voto al gruppo Tory, ma che lei resta contraria a un no deal e convinta che esista “una maggioranza a favore di un accordo”. Nel caso avesse ragione la prima ministra, si tornerà nuovamente a votare ma solo sull’estensione temporale dell’articolo 50 – quello attivato per l’addio all’Ue – che concederebbe più tempo al governo e porterebbe alla riapertura del negoziato.

Il possibile rinvio e il nuovo negoziato – In questo caso, May ha confermato che giovedì onorerà la promessa di mettere ai voti un’ulteriore mozione sulla possibilità che il governo chieda “un breve” rinvio che – ha precisato – può essere ottenuto solo se il Parlamento indicherà una strada: Brexit con questo accordo rivisto, con un altro accordo o secondo referendum. L’opzione non è scartata dall’Unione Europea che si dice pronta a valutare un breve rinvio, ma a questo punto “non possiamo più nulla, Londra trovi una soluzione”. Mentre il portavoce del presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ha spiegato che “se ci sarà una richiesta ragionata da parte del Regno Unito” per un’uscita posticipata, “i 27 Paesi dell’Ue la valuteranno e decideranno all’unanimità”. L’Unione Europea, ha aggiunto, “si aspetta una giustificazione credibile per una possibile estensione” della permanenza del Regno Unito e “della sua durata”.

La seconda bocciatura (prevista) – Il risultato del voto di martedì era apparso scontato già nel pomeriggio. Tutto infatti sembrava convergere verso il secondo parere negativo del Parlamento all’intesa (“Il miglior accordo possibile”, lo aveva chiamato May) raggiunta con Bruxelles, quando al 29 marzo – data limite per prendere una decisione – mancano ormai poco più di due settimane. Che la situazione virasse verso uno scenario negativo era stato chiaro anche dalle parole del vicepresidente della Commissione europea Jyrki Katainen: “Dopo l’accordo di ieri sera tra Juncker e May tutto dipende ora dal voto alla Camera dei Comuni – aveva detto – ma in caso di esito negativo una hard Brexit sarà più probabile che mai. Teniamo le mani sul volante e allacciamo le cintura di sicurezza”.

Cox: “Esistono ancora rischi legali” – Il primo ad affondare l’intesa? L’attorney general del governo britannico, Geoffrey Cox, che nel suo parere legale ha definito le nuove intese allegate all’accordo raggiunto da May e Barnier “legalmente vincolanti” sottolineando però che non cancellano del tutto un “rischio legale” che “resta invariato” nell’ipotesi di “differenze irreconciliabili” nel negoziato con l’Ue sulle relazioni future. Anche se “riducono il rischio che il Regno Unito possa essere trattenuto indefinitamente e involontariamente” nel meccanismo del backstop, che non dovrebbe trascinarsi oltre l’autunno 2020.

Corbyn: “Fallito l’obiettivo” – Troppo poco anche per il Partito Laburista, per il quale le intese di Strasburgo non garantiscono “nessun cambiamento” sostanziale. Il governo “ha fallito” nel portare a casa “gli obiettivi” che esso stesso si era dati sul backstop irlandese, ha detto il leader Jeremy Corbin. “Questo accordo non dà un livello sufficiente di certezze al Paese” ed è figlio del “caos” interno alla maggioranza, ha aggiunto annunciando il voto contrario dei Labour. Un parere annunciato, al quale si erano aggiunti il no del Dup e di una parte dei Tory.

Il no di Dup e di una parte dei Tory – La leader della destra unionista nordirlandese, Arlene Foster, aveva formalizzato già nel pomeriggio la decisione del suo partito – vitale alleato dei Conservatori al Parlamento britannico – di “non sostenere” l’accordo e aveva riconosciuto “alcuni limitati progressi” fatti negli ultimi colloqui con l’Ue, ma giudicandoli “insufficienti” a tutelare l’Irlanda del Nord dall’eventuale “impatto” del backstop “sull’integrità economica e costituzionale” del Regno Unito. Pollice verso anche da otto deputati di spicco in rappresentanza dei Tory brexiteer più oltranzisti per i quali l’accordo con i vertici Ue sul backstop “non soddisfano l’impegno preso dal governo alla Camera dei Comuni di ottenere cambiamenti legalmente vincolanti nell’accordo di recesso”, avevano scritto gli otto, fra cui l’ex ministro conservatore per la Brexit, Dominic Raab.

La crisi di governo – La bocciatura del voto bis, secondo le indiscrezioni raccolte tra i deputati dalla Bbc, potrebbe portare a una crisi di governo e allo scioglimento anticipato del Parlamento dopo la probabile richiesta all’Ue di un rinvio limitato rispetto alla prevista data d’uscita. In quel caso, continua la tv pubblica inglese, si potrebbe tornare alle urne a fine aprile. La stessa Bbc non esclude inoltre che con questi numeri la leadership di May nel Partito Conservatore possa tornare in discussione presto. “L’accordo è morto”, ha sentenziato Corbyn dopo il voto chiedendo ai Comuni di “unirsi” attorno ad una proposta per la Brexit che possa essere “negoziata” ed ha annunciato che il Labour sottoporrà nuovamente al giudizio del Parlamento la sua proposta per l’uscita dall’Unione Europea. Per poi concludere il suo breve intervento reiterando la richiesta di elezioni anticipate.