Federica ha appena compiuto 18 anni. La sua però non è stata un’adolescenza come tutte le altre. Nel 2015, infatti, quando era ancora una ragazzina, ha perso il padre, Ferdinando. L’uomo si è ucciso perché non accettava la fine della relazione con Maria, sua moglie e mamma di Federica e di altri due figli. Una cosa che non è andata giù in una terra in cui prevalgono logiche di tipo mafioso che non consentono troppe libertà alle donne. E, esattamente un anno dopo la morte di Ferdinando, Maria scompare.

Siamo a Laureana di Borrello, paese in provincia di Reggio Calabria. È il 6 maggio 2016. Sembra una giornata come tante, Maria Chindamo esce di casa per recarsi nei terreni di sua proprietà, a Limbadi, in provincia di Vibo Valentia. Aveva appuntamento con due operai. Arriva davanti al cancello della sua tenuta, il motore dell’auto resta acceso. Ma qualcosa succede. Maria viene aggredita da una o più persone. Di lei rimangono solo tracce di sangue sul suo Suv bianco e sul muretto della proprietà, insieme alle ciocche dei suoi bellissimi capelli neri. Quell’auto resta lì a testimoniare che qualcosa di grave è accaduto, che qualche vigliacco ha portato via Maria con la forza.

Gli operai con cui la donna aveva appuntamento non si accorgono di nulla: uno, che si trovava già all’interno della proprietà, dirà che aveva il trattore acceso e non ha sentito niente. L’altro, che invece veniva dalla vicina Rosarno, dirà che ha fatto tardi quella mattina a causa di un imprevisto. Passa il tempo e Maria non si trova. Improvvisamente Federica, suo fratello maggiore e la sua sorellina restano anche senza la loro mamma. L’ipotesi degli inquirenti è terribile: qualcuno ha voluto vendicare la morte del marito Ferdinando. In terra di ‘ndrangheta, il fatto che Maria volesse vivere serenamente e liberamente la sua vita ha infastidito chi risponde più alle logiche dell’onore che a quelle dell’amore.

Nessuno in paese sembra sapere nulla. Nessuno avrebbe visto o sentito niente. Solo silenzio intorno a questa famiglia che, tuttavia, non si è arresa. Anzi. Vincenzo, il fratello di Maria, va nelle scuole, in televisione, e ovunque gli capiti a testimoniare la sua fede nella giustizia e nella legalità. Conosce bene il contesto in cui vive e quanto sia rischioso parlare di certe cose. Ma il suo è un messaggio d’amore, contro l’odio che hanno provato a diffondere all’interno della sua famiglia. Da quando Maria non c’è più è con lui che vivono i suoi nipoti. È lui che fa da padre, da madre, da fratello maggiore, insieme all’aiuto della mamma di Maria, Pina, e della moglie Gabriella.

Le indagini da quasi tre anni proseguono senza sosta, ma è difficile rompere il muro del silenzio e dell’omertà che si è creato intorno a questa vicenda. E sono molte le anomalie, a dimostrazione del fatto che l’omicidio e l’occultamento del cadavere di Maria era qualcosa di organizzato a tavolino, senza trascurare alcun dettaglio. Nessuna traccia infatti è stata trovata sull’auto di Maria, chi l’ha rapita ha usato i guanti. Nessun personaggio sospetto è stato visto in circolazione a quell’ora, eppure la strada era abbastanza trafficata. La telecamera piazzata di fronte alla tenuta di Maria è stata manomessa. L’unico mezzo che un testimone ha detto di aver visto transitare in quella zona è una macchina senza assicurazione e ferma da molto tempo. Quando è stata cercata dagli inquirenti era stata portata in uno sfascio. La stessa testimonianza degli operai lascia molti dubbi.

Federica oggi ha 18 anni e anche lei sfida queste logiche criminali e chiede a gran voce a chiunque sappia di parlare. Perché in terra di mafia un fatto del genere potrebbe accadere a chiunque, in qualsiasi famiglia. Da grande Federica vuole fare il magistrato. È questo il suo grande sogno e il sogno che avrebbe voluto condividere con la sua mamma. Ma non sarà possibile, e Federica lo sa, per questo chiede di poterle portare almeno un fiore al cimitero. Ha bisogno di una tomba sulla quale andare a pregare, per riprendersi di questi anni vissuti col fiato sospeso, anni in cui ha dovuto convivere con quel senso di assenza e con il dolore, con la consapevolezza che il delitto d’onore non è solo un ricordo lontano, ma senza perdere mai la calma, senza dire mai una parola d’odio, cercando di insegnare a tutti noi l’amore.