“Il gruppo Eni ha versato oltre 310 milioni di dollari a una cordata di aziende africane di appalti petroliferi che risultano costituite, attraverso un’anonima società di Cipro, dalla signora Marie Madeleine Ingoba Descalzi, moglie dell’amministrazione delegato del colosso dell’energia controllato dallo Stato italiano”. È l’anticipazione dell’Espresso dell’inchiesta che sarà sul numero di domenica in edicola. Sugli affari della consorte del numero uno del gruppo indaga da tempo la procura di Milano. Secondo il settimanale la donna risulta anche titolare di un conto corrente estero da cui sarebbero usciti oltre 700 mila dollari per comprare prodotti made in Italy a Julienne Sassou Nguesso, figlia del presidente-dittatore del Congo francese. Sempre l’Espresso lo scorso ottobre aveva già sollevato il caso sui presunti rapporti d’affari tra le due donne.

Il nuovo focus arriva grazie ai Paradise Papers,13,4 milioni di file degli studi legali offshore Appleby e Asiaciti passati da una fonte anonima al quotidiano tedesco Süddeutsche Zeitung e esaminati da 95 testate partner di Icij, consorzio internazionale di giornalisti investigativi che nel 2016 ha vinto il premio Pulitzer. Il rapporto tra Ingoba e Nguesso  “una segnalazione ufficiale delle autorità anti-riciclaggio del Lussemburgo, trasmessa nell’autunno scorso ai magistrati italiani”: la procura di Milano indaga per corruzione per presunte bustarelle spartite tra il regime congolese e alcuni manager italiani. Interpellata sulle società di cui risultava titolare la signora Descalzi dichiarò che “non hanno mai avuto alcun rapporto con l’Eni” e suo marito “non c’entra niente”.

In una nota arrivata il 9 marzo l’Eni conferma “che gli acquisti di beni e servizi effettivamente completati presso tali società (e le corrispondenti procedure di approvvigionamento) sono oggetto di più ampie verifiche affidate congiuntamente dal Comitato Controllo e Rischi, Collegio Sindacale e Organismo di Vigilanza a consulenti terzi indipendenti”. Accertamenti che includono tutte le fasi del processo: “Dalla qualifica ai processi di gara e assegnazione dei contratti, fino alle prestazioni rese”. Le verifiche, aggiunge l’azienda di Stato, sono in fase di completamento “e hanno evidenziato sino ad ora la sostanziale conformità rispetto alle procedure aziendali all’epoca applicabili, non evidenziando mancanze significative nei relativi processi”.

Quanto all’inchiesta in corso di cui scrive l’Espresso, Eni afferma “la assoluta liceità, correttezza e conformità (emersa anch’essa nelle verifiche di cui sopra) alla normativa applicabile e prassi di settore del proprio operato relativo al rinnovo e gestione delle proprie concessioni estrattive nel Congo” e sottolinea “la propria totale estraneità alle vicende del campo “Marine XI” in cui non ha mai avuto alcuna partecipazione”.

Aggiornato alle 20.55 del 9 marzo 2019

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