Tifare affinché il reddito di cittadinanza “fallisca non mi sembra una buona idea, perché significherebbe perdere per molti anni l’occasione di introdurre finalmente anche nel nostro Paese una misura di reddito minimo, di garanzia, per chi si trova in povertà”. Sulle colonne dei commenti di Repubblica l’appello della sociologa Chiara Saraceno al Partito democratico. Nel suo editoriale apparso sul quotidiano in edicola lunedì, l’esperta di fama mondiale in povertà e politiche sociali definisce la scelta del Pd di votare contro la misura introdotta dal governo gialloverde “politicamente pesante“, perché “non ci si aspetterebbe da un partito che continua a chiamarsi di sinistra la bocciatura di un forte investimento nel contrasto alla povertà, più sostanzioso di quello fatto, in ritardo e con molte resistenze, dal governo Gentiloni con il Rei“. “Invece di votare contro che di fatto non è solo contro il governo, ma anche contro i poveri – conclude l’intervento – non era meglio astenersi, almeno per la parte che riguarda il reddito di cittadinanza? Il nuovo segretario del Pd dovrà dare conto di questa scelta ai poveri e a chi ha a cuore la loro condizione e dignità“.

Finora dai democratici non era arrivata nessuna apertura in tal senso, ma proprie nelle parole del neo-segretario Nicola Zingaretti qualcosa è cambiato. “Non lo abolirei, sono favorevole a sussidi per la povertà, lo cambierei radicalmente e farei investimenti per creare posti di lavoro“, aveva detto nel confronto Tv su Sky tra i candidati Pd alle primarie proprio sul reddito di cittadinanza. Un concetto ribadito anche dopo la vittoria ai gazebo. Se da una parte Zingaretti guarda al “Nord produttivo” che ha votato Lega, inaugurando la sua segreteria con la visita a Sergio Chiamparino e ai cantieri Tav, dall’altra punta ai delusi del Pd che hanno scelto il M5s.

Ecco quindi che il reddito di cittadinanza viene criticato perché così com’è è “un reddito di sudditanza”, ma la “lotta alla povertà” torna a essere un tema. Significativo anche che proprio lunedì alle 17.30 l’assessore al Lavoro della Regione Lazio, quindi della giunta Zingaretti, sarà presente all’iniziativa pubblica “Lavoro e reddito di cittadinanza: le ragioni della sinistra”. Oltre a Claudio Di Berardino, interverranno, tra gli altri, il coordinatore nazionale di Articolo Uno, Roberto Speranza, e il segretario della Cgil di Roma e del Lazio, Michele Azzola.

Anche la sociologa Saraceno nel suo editoriale ha sottolineato i “limiti” della misura bandiera dei Cinquestelle che, a suo parere, “confonde il sostegno al reddito dei poveri con le politiche attive del lavoro”. Ed ha anche evidenziato come fosse “impossibile votare a favore” perché “il decreto che lo istituisce è lo stesso che introduce quota 100 per le pensioni: una misura che crea forti disuguaglianze tra pensionandi, oltre a scaricare i costi sulle generazioni più giovani“. Ma, scrive sempre Saraceno, il reddito di cittadinanza è “una misura, per altro, che ci è richiesta anche dall’Europa”. E soprattutto “non è vero che c’era già il Rei. Era sotto-finanziato per offrire davvero una garanzia di reddito, e di entità decente, a tutti i poveri”.

“Certo, sarebbe stato più sensato che si partisse da lì – continua il commento di Saraceno su Repubblica – come se si fosse trattato di un esperimento da cui imparare, invece di buttare all’aria tutto in modo arrogante e insensato. Altrettanto arroganti e insensate, tuttavia, sono state le critiche di parte del Pd, di quelli che anche quando erano al governo erano contrari al Rei e lo avevano accettato di malavoglia, perché pensano che ogni euro dato ai poveri sia un incentivo alla pigrizia, a stare stravaccati su un divano”, sottolinea Saraceno.