Chat su Whatsapp formate da attivisti di primo piano, influencer e parlamentari. Reti social di  “tifosi” presenti in modo capillare sul territorio. E poi un vero e proprio coacervo di gruppi Facebook e pagine non ufficiali da migliaia di like, capaci di mobilitarsi all’occorrenza. Sono questi gli ingranaggi della macchina social che si è formata nel corso degli anni durante la dirigenza renziana del Pd. Un’arma digitale che ha supportato la permanenza di Matteo Renzi a Palazzo Chigi e che ora, dopo la dipartita del leader, si è riorganizzata in modo più o meno ordinato attorno a nuovi punti di riferimento. Fra questi, come anticipato dall’HuffingtonPost e confermato a ilfattoquotidiano.it da fonti interne al Pd, il principale è Roberto Giachetti, candidato alle primarie in ticket con Anna Ascani. A Maurizio Martina, invece, pure lui di area renziana, sono andate solo le briciole. È anche attraverso queste strutture “non ufficiali” che si sta giocando la partita per l’appuntamento di domenica 3 marzo. Non senza polemiche, come quella che nelle scorse ore ha travolto Nicola Zingaretti, accusato di aver utilizzato dei bot su Twitter per aumentare i post a suo favore durante il dibattito a tre a SkyTg24.

Cosa resta della war room renziana
Da quando è iniziata la corsa per la segreteria del partito, Roberto Giachetti ha visto aumentare in modo esponenziale le interazioni sui suoi profili social. In base ad alcuni dati disponibili per i parlamentari Pd che ilFatto.it ha potuto visionare, si tratta di una crescita del 70 per cento su Facebook e del 45 per cento su Twitter da inizio gennaio. Ha fatto anche meglio la sua vice Ascani, con un exploit del 118 per cento su Facebook (sulla stessa piattaforma bene anche Martina: più 72 per cento), mentre Zingaretti registra un parziale calo. Cosa vuol dire? Che i contenuti della mozione Giachetti-Ascani sono stati condivisi, commentati e rafforzati da una rete in costante aumento. Merito anche di quella macchina social che fino a un anno fa sosteneva Matteo Renzi e che si è consolidata durante la sua segreteria. Mentre i canali istituzionali del Partito democratico, infatti, si sono mantenuti neutrali nei confronti dei tre candidati, molte pagine Facebook non ufficiali e affollatissime chat gestite dagli attivisti su Messenger si sono orientate verso il deputato romano ex candidato in Campidoglio. Alcune fonti dem hanno chiarito a ilFatto.it che negli ultimi mesi diverse realtà hanno cambiato improvvisamente nome, nei gruppi renziani sono nate delle vere e proprie discussioni per decidere chi sostenere fra Martina e Giachetti. Come in una partita a Risiko, è avvenuto un riposizionamento spontaneo delle forze in gioco. E a beneficiarne è stato per tre quarti proprio Giachetti. Basta un tweet o un messaggio nella chat giusta, infatti, per mobilitare decine di attivisti (e le loro truppe).

Solo una minima parte di quella che era la cosiddetta “war room” renziana si è schierata a favore di Maurizio Martina. Per aiutare il segretario uscente nella sua campagna social è stato chiamato Tommaso Ederoclite, già presidente dell’assemblea metropolitana del Pd napoletano. “Va detto che Giachetti può contare su una comunità solida che si è formata durante la sua corsa per la città di Roma. Ma sicuramente qualche movimento c’è stato”, ha dichiarato Ederoclite a ilfatto.it. “A mio parere la loro è una campagna molto rumorosa che si basa sul coinvolgimento degli utenti online. Noi invece abbiamo creato una struttura ex novo, costituita da 100 piccoli mobilitatori di comunità divisi per provincia con cui comunichiamo attraverso le liste broadcast di Whatsapp”. Sullo sfondo, però, ci sono sempre i gruppi non ufficiali che a suo dire “agiscono in modo autonomo e non si possono controllare. La differenza è che i nostri sono trasparenti, quelli degli altri talvolta trasmettono contenuti aggressivi”.

Nicodemo: “I tifosi da stadio ci sono sempre stati nel Pd”
Il funzionamento di questi meccanismi è confermato anche da Francesco Nicodemo, il quale era a capo della comunicazione del Partito democratico durante la prima segreteria Renzi del 2014. “Io questa roba non l’ho mai fatta, ma la mobilitazione di vere e proprie tifoserie si è vista spesso in occasioni del genere”, spiega. “Il problema è che non si tratta di attivisti capaci di contribuire al dibattito, ma di tifosi da stadio che vengono strumentalizzati. Sicuramente molti di quelli che appartenevano all’area renziana oggi fanno campagna per Giachetti”. Un modus operandi che, assicura, lui ha sempre respinto. “Nel 2014 ho cercato di creare una vera e propria community del Pd: volevo portare le vecchie sezioni di attivisti online. Una comunità che fosse composta da gente che sa davvero cosa dire”. Nonostante ciò, nel corso del tempo è nata questa macchina ora al centro della contesa politica. “Comunque spiace vedere che il dibattito sulle primarie sia condizionato da questi argomenti. Anche le polemiche su Zingaretti lasciano il tempo che trovano: si è trattato davvero di pochi tweet, mobilitati da non si sa chi, che però hanno completamente oscurato il confronto fra i tre candidati”, conclude.

La denuncia di Nobili: “Zingaretti usa i troll come il M5s”
Il riferimento di Nicodemo è a quello che è accaduto durante il confronto televisivo fra i candidati alla segreteria a SkyTg24. Mentre si svolgeva il dibattito, infatti, su Twitter sono comparsi diversi post a favore di Zingaretti, tutti condivisi da profili diversi ma dal contenuto identico. Una stranezza che non è sfuggita a Luciano Nobili, coordinatore della mozione di Giachetti: “Un consiglio allo staff di Nicola Zingaretti: usate pure i troll come il M5S ma almeno cambiate le frasi da far twittare ai fake, sennò si vede troppo che sono finti”. Una denuncia analoga a quella di Anna Ascani e accompagnata dalle foto dei tweet incriminati (di cui si sono perse le tracce poco dopo la diffusione della notizia).

L’ipotesi di molti utenti, verificata anche da Open, è che si sia trattato di una serie di profili falsi mobilitati per l’occasione, con l’obiettivo di amplificare le interazioni social a favore di Zingaretti (o, in seconda battuta, di danneggiarlo). Da parte del governatore del Lazio non è ancora arrivata una replica, ma c’è chi fa notare che anche questo strumento digitale non sia nuovo dalle parti dei democratici (e non solo).

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