Cosa resterà del summit sulla pedofilia tenutosi in Vaticano? Sicuramente un risultato positivo, e al contempo drammatico, è che alcuni presuli hanno potuto ascoltare per la prima volta le testimonianze delle vittime. Nonostante la piaga abominevole della pedofilia del clero non sia una novità recente, diversi cardinali e vescovi hanno avuto il coraggio di ammettere di non aver mai incontrato le vittime finora. Non è stato un caso, dunque, se Papa Francesco ha chiesto a tutti i partecipanti all’inedito summit di ascoltare gli abusati prima dell’incontro in Vaticano. È necessario partire dall’ascolto delle vittime per comprendere il fenomeno nella sua reale gravità e per mettere in campo immediatamente serie strategie per contrastarlo in modo radicale.

Gli annunci non bastano. Come non servono le continue flagellazioni. Servono i fatti. Il moderatore del summit, il gesuita padre Federico Lombardi, si è affrettato ad annunciare i prossimi passi. Tra essi c’è innanzitutto un nuovo motu proprio del Papa sulla protezione dei minori e delle persone vulnerabili per rafforzare la prevenzione e il contrasto contro gli abusi nella Curia romana e nello Stato della Città del Vaticano. Su questo punto bisogna fare chiarezza. Si tratta di una legge che riguarderà la Santa Sede ed è errato presentarla come uno strumento per contrastare la pedofilia nella Chiesa universale. È certo, invece, che sarà un modello al quale ispirarsi in tutte le diocesi del mondo.

Non a caso il motu proprio accompagnerà una nuova legge dello Stato della Città del Vaticano e le Linee guida per il Vicariato della Santa Sede sullo stesso argomento. La Congregazione per la dottrina della fede pubblicherà un vademecum che aiuterà i vescovi del mondo a comprendere chiaramente i loro doveri e i loro compiti. Inoltre, il Papa ha manifestato l’intenzione di favorire la creazione di task force di persone competenti per aiutare le conferenze episcopali e le diocesi che si trovino in difficoltà per affrontare i problemi e realizzare le iniziative per la protezione dei minori.

Quello che la Chiesa cattolica è chiamata a fare è un lavoro capillare e diffuso in tutto il mondo. Non si può pensare di contrastare la pedofilia del clero a livello centrale, con un summit in Vaticano. Ed è necessario offrire ai vescovi, non pochi dei quali abbastanza impreparati in materia, procedure chiare, immediate e condivise per affrontare gli abusi in modo deciso e radicale. Ugualmente bisogna vigilare sulla formazione nei seminari per prevenire l’immissione nella Chiesa di abusatori seriali. Finora non solo si è fatto molto poco in questo senso, ma le coperture delle gerarchie ecclesiastiche sono state mostruose come lo è la piaga stessa della pedofilia.

Parlando ai fedeli, Francesco ha sottolineato che “il problema degli abusi sessuali nei confronti di minori da parte di membri del clero ha suscitato da tempo grave scandalo nella Chiesa e nell’opinione pubblica, sia per le drammatiche sofferenze delle vittime, sia per la ingiustificabile disattenzione nei loro confronti e la copertura dei colpevoli da parte di persone responsabili nella Chiesa. Poiché è un problema diffuso in ogni continente, ho voluto che lo affrontassimo insieme, in modo corresponsabile e collegiale, noi pastori delle comunità cattoliche in tutto il mondo. Abbiamo ascoltato la voce delle vittime, abbiamo pregato e chiesto perdono a Dio e alle persone offese, abbiamo preso coscienza delle nostre responsabilità, del nostro dovere di fare giustizia nella verità, di rifiutare radicalmente ogni forma di abuso di potere, di coscienza e sessuale”.

L’impegno del Papa è chiaro: “Vogliamo che tutte le attività e i luoghi della Chiesa siano sempre pienamente sicuri per i minori; che si prendano tutte le misure possibili perché simili crimini non si ripetano; che la Chiesa torni ad essere assolutamente credibile e affidabile nella sua missione di servizio e di educazione per i piccoli secondo l’insegnamento di Gesù. In questo modo sapremo collaborare con tutto il nostro cuore e con efficacia, insieme a tutte le persone di buona volontà e a tutte le componenti e le forze positive della società, in tutti i paesi e a livello internazionale, perché si combatta fino in fondo, in ogni sua forma, la gravissima piaga della violenza nei confronti di centinaia di milioni di minori, bambine e bambini, ragazze e ragazzi, in tutto il mondo”.

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