È morto Stanley Donen regista di film cult come Cantando sotto la pioggia eSette spose per sette fratelli. Un rivoluzionario del musical moderno che continua a influenzare il cinema moderno. Se nel 2016 un titolo come La La Land riuscì ad appassionare milioni di spettatori in tutto il mondo, coinvolgendo a suon di tip-tap critica e pubblico, una fetta di merito va sicuramente anche a Stanley Donen che firmò gran parte dei musical ai quali il film di Damien Chazelle rende omaggio. Nato a Columbia, nella Carolina del Sud, nel 1924, Stanley Donen si innamora del mondo del cinema fin da bambino: fu Carioca, musical con Fred Astaire e Ginger Rogers, uscito quando lui aveva 9 anni, a conquistarlo. Dichiarò di averlo visto in sala una quarantina di volte e che ebbe un enorme impatto sulla sua carriera. Dopo quella scoperta, iniziano le visite a New York per vedere i musical di Broadway, poi le lezioni di ballo dallo stesso maestro di Astaire.

Il suo talento viene riconosciuto fin da subito e a 17 anni viene scritturato come ballerino in un musical di Broadway: Paul Joey. Il giovane ed emergente Gene Kelly viene scelto come protagonista. Dietro le quinte nasce tra loro un’amicizia che contribuirà al successo di entrambi. La prima collaborazione nel cinema arriva qualche anno dopo quando a Gene Kelly viene offerta la possibilità di realizzare da solo le coreografie del nuovo film che lo vedrà protagonista insieme a Rita Hayworth, ‘Cover Girl’: Kelly accetta con entusiasmo ma chiede di poter essere aiutato da Donen. Queste sono le basi di una strada che porterà Stanley Donen a costruirsi prima una carriera da coreografo nel cinema e poi a esordire nel 1949 alla regia: Un giorno a New York è il titolo del suo primo musical, diretto a quattro mani proprio con Gene Kelly, che del film è co-protagonista insieme a Frank Sinatra e Jules Munshin. È un successo, vince l’Oscar per la migliore colonna sonora e tuttora è un film musicale molto noto. Ma è tre anni dopo, nel 1952, che Stanley Donen e Gene Kelly fanno la storia: insieme dirigono e curano le coreografie di Cantando sotto la pioggia, uno dei film più cult di sempre con scene e canzoni immortali come la piroetta di Kelly intorno a un lampione, sotto un ombrello aperto, mentre canta Singin’ in te Rain o il brano Good Morning, che Kelly interpreta insieme a Donald O’Connor e Debbie Reynolds. Si tratta del primo vero musical dinamico, in cui le scene musicali sono perfettamente inserite all’interno della storia, rendendo canzoni e coreografie un tutt’uno con lo sviluppo della trama: l’ambientazione nella Hollywood anni ’20 (durante il passaggio dal cinema muto a quello sonoro), le incredibili performance dei protagonisti e l’infusione di gioia che trasmettono i brani hanno fatto il resto perché il film diventasse un successo senza tempo.

Stanley Donen però non si ferma qui e continua la sua carriera anche lontano da Gene Kelly. Nel 1954 dirige Sette spose per sette fratelli con Jane Powell e Howard Keel e anch’esso diventa uno dei musical più amati di sempre. Ambientato in un villaggio dell’Oregon, in cui i fratelli Pontepee riproducono “il ratto delle Sabine” con le ragazze di cui si sono innamorati, le scene musicali si svolgono principalmente all’esterno: una vera e propria rivoluzione per questo genere di film. Dalle montagne innevate alle vallate di fiori fino a una fiera di paese: le ambientazioni cambiano continuamente, le canzoni sono orecchiabili e le coreografie ambiziose. Nel 1957 è la volta di Cenerentola a Parigi, i cui protagonisti sono quel Fred Astaire l’aveva fatto innamorare del cinema da bambino, e una Audrey Hepburn che canta senza essere doppiata, come invece la costrinsero a fare in My Fair Lady. Il film fu presentato in concorso a Cannes.

Nella filmografia di Stanley Donen però spiccano anche titoli non musicali, come la commedia (con Cary Grant e Deborah Kerr) L’erba del vicino è sempre più verde, il giallo Sciarada, in cui Donen torna a lavorare con Audrey Hepburn e Cary Grant o la trasposizione del noto romanzo di Antoine de Saint-Exupery, Il piccolo principe. Nel 1997, poco prima del ritiro dalle scene, il cineasta ricevette dalle mani di Martin Scorsese un Oscar alla Carriera. “Stasera – disse allora Stanley Donen – le parole sembrano inadeguate. Nei musical, sono proprio questi i momenti in cui inseriamo una canzone”. Nel 2004 il festival di Venezia lo premiò alla carriera con il Leone d’oro consegnato da Sophia Loren.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te

In questi tempi difficili e straordinari, è fondamentale garantire un'informazione di qualità. Per noi de ilfattoquotidiano.it gli unici padroni sono i lettori. A differenza di altri, vogliamo offrire un giornalismo aperto a tutti, senza paywall. Il tuo contributo è fondamentale per permetterci di farlo. Diventa anche tu Sostenitore

Grazie, Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Oscar 2019, Roma il film che nessuno voleva produrre verso un incredibile record

next