La rinazionalizzazione di Alitalia? “Non è in campo, la soluzione non può che essere di mercato“. A dirlo, in Question time alla Camera, è il ministro dell’Economia Giovanni Tria, nonostante una settimana fa il vicepremier Luigi Di Maio abbia spiegato che Tesoro e Fs potrebbero superare il 50% del capitale della nuova compagnia di cui Delta e Easyjet dovrebbero diventare soci industriali. Di Maio aveva affermato che “lo Stato entra anche per garantire che non sia ridimensionata“ e “a tutela di interessi italiani, dei diritti dei lavoratori e dei livelli occupazionali“.

Rispetto alla possibile partecipazione dello Stato nella newco, secondo Tria è tutto da vedere: “ove il negoziato in corso” con Delta, Easyjet e la partecipazione di Fs “si concluda positivamente e produca un piano industriale robusto che consenta di stare sul mercato, il Mef potrà considerare una partecipazione al capitale. Non esistendo ancora un piano né offerte precise non posso rispondere su percentuali e cifre. Si tratterà di valutare la migliore strategia per la posizione creditoria dello Stato”, che “ha prestato 900 milioni di euro” ad Alitalia.

Quanto alla necessità di una manovra correttiva, che il sottosegretario alla presidenza del consiglio Giancarlo Giorgetti nei giorni scorsi non ha escluso, per Tria “risulta alquanto prematuro esprimersi in tal senso”. Il ministro che solo due mesi fa è finito il confronto con le istituzioni europee, “che hanno valutato positivamente la manovra a seguito del negoziato portato avanti”. “Certamente nel prossimo Def” atteso per l’inizio di aprile “si aggiorneranno le previsioni economiche“, ha aggiunto, e “tale aggiornamento porterà l’usuale valutazione del governo dell’orizzonte strategico e dei saldi che saranno oggetto di confronto con l’Ue”, che dopo le Europee pubblicherà le previsioni su deficit e debito. “Se l’economia dovesse crescere meno del previsto, cosa che ci auguriamo non accada, la proiezione del saldo di bilancio potrà essere rivista a condizione che non dipenda solo dal quadro macroeconomico, allo scopo di evitare politiche procicliche che rischiano di aggravare il quadro congiunturale”. In ogni caso la manovra per il 2019, dopo le modifiche concordate con la Ue, “contiene un’apposita clausola di monitoraggio, con un accantonamento di 2 miliardi di euro per il 2019. Questi margini di riserva al momento appaiono più che sufficienti”.

Il ministro ha poi annunciato che “con riferimento al fondo per il rilancio degli investimenti delle amministrazioni centrali e dello sviluppo del Paese il dpcm per il riparto è in avanzata fase di definizione. Sono già state raccolte analizzate le richieste avanzate dalle amministrazioni centrali e per alcuni interventi si sta conducendo ulteriore approfondimento per assicurare le coerenze finanziarie con le dotazioni dal fondo previste dalla legge di bilancio. Presso il ministero dell’Economia si sta inoltre attivando una task force per la rilevazione sistematica e l’analisi dei progetti in corso con attenzione particolare ai problemi legati alle azioni di implementazione e agli ostacoli strutturali che emergono”. La legge di bilancio nel 2019, ha ricordato, “ha previsto la costituzione di una struttura a supporto delle amministrazioni e enti locali per favorire l’efficienza degli investimenti pubblici”.

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