Fincantieri-Stx, VivendiTim, BolloréBerlusconi sul caso Mediaset. Ma anche il ruolo dell’Eni in Africa e i suoi rapporti con Total, oltre che le prospettive del settore bancario e finanziario. Sono queste le più importanti partite economiche tra Italia e Francia, messe in discussione dalla crisi diplomatica, anche se martedì sera c’è stata una telefonata distensiva tra Macron e il Capo dello Stato Sergio Mattarella. che rischiano di essere maggiormente influenzate dalla crisi diplomatica fra Roma e Parigi.

Un tema è quello Fincantieri-Stx. Dopo un lungo tira e molla, nel settembre 2017, il governo di Paolo Gentiloni riuscì a sbloccare l’operazione ottenendo per Fincantieri il 50% di Stx più l’1% in prestito dallo Stato francese. L’intesa diede vita a un colosso nella cantieristica da 10 miliardi di ricavi. Ma con una pesante ipoteca, al netto del vaglio dell’Antritrust Ue che sta esaminando il progetto di acquisizione: il prestito è sottoposto a verifiche periodiche (secondo, quinto, ottavo e dodicesimo anno). E il governo francese ha facoltà di chiedere indietro la quota prestata in caso di inadempienza italiana, mentre, nel caso l’1% venga ritirato, Fincantieri può solo cedere tutto il 50% di Stx a Parigi. Il governo transalpino ha quindi oggettivamente la possibilità di rendere difficile la vita a Fincantieri che è controllata dal Tesoro via Cassa Depositi e Prestiti.

Situazione diversa è invece il caso Tim che, pur essendo una vicenda che riguarda soci privati, ha visto in più occasioni il governo italiano in prima fila. L’occasione più significativa è stata forse nel maggio dello scorso anno quando il fondo Elliott è riuscito a modificare gli equilibri di potere in Tim grazie al voto favorevole del socio pubblico Cassa Depositi e Prestiti. La vicenda non è piaciuta affatto a Vivendi estromessa dalla guida del gruppo e al suo socio di riferimento Vincent Bolloré, azionista anche di Mediobanca e di Mediaset, in guerra aperta con la famiglia Berlusconi. Sulla questione finora Parigi non è mai intervenuta, ma è chiaro che l’inasprirsi dei rapporti fra Roma e Parigi potrebbe anche portare in dote una battaglia più dura su Tim proprio nel momento in cui il governo italiano sta puntando ad un’alleanza con la società rivale, Open Fiber, controllata dall’Enel e dalla Cassa Depositi e Prestiti.

Lo scontro fra i due Paesi non dovrebbe invece incidere sul futuro di Edison, che è controllata dal gigante pubblico dell’energia Edf, ma gli equilibri potrebbero cambiare se l’Italia, che ha una forte dipendenza dal nucleare francese, dovesse decidere di modificare la sua strategia energetica. Per non parlare del fatto che Parigi e Roma hanno già un confronto aperto sui giacimenti africani dove Total vorrebbe conquistare posizioni a danno dell’Eni che, in Libia, fa affari con la National oil company e si è recentemente alleata con la British Petroleum.

Non si può trascurare inoltre il fatto che la crisi diplomatica potrebbe bloccare nuove operazioni transnazionali come quella fra Essilor e Luxottica. Pur avendo già un peso notevole in Italia, banche e assicurazioni transalpine puntano infatti ancora a crescere nel nostro Paese e osservano da vicino tutte le mosse di Unicredit e Generali. Ma la crisi diplomatica non facilità certo eventuali operazioni franco-italiane. Infine molti malumori per il pesante clima fra Roma e Parigi vengono del mondo delle imprese dei due Paesi. E non potrebbe essere altrimenti visti gli intensi rapporti commerciali: solo nel 2018 le esportazioni italiane Oltralpe hanno raggiunto quota 40 miliardi, mentre quelle francesi nel nostro Paese hanno totalizzato 30 miliardi. Per non parlare del fatto che in Italia operano 1.925 aziende transalpine fra cui grandi gruppo del lusso e della farmaceutica dando lavoro a oltre 254mila persone. Sono numeri che fanno riflettere sul livello di integrazione e di interdipendenza delle due economie, capaci anche di convivenze pacifiche come nel caso di Stm, la società dei chip che Parigi e Roma guidano assieme con 13,75% del capitale a testa.