Ribellione, appropriazione indebita e disobbedienza. A Madrid i giudici della la Corte suprema spagnola processeranno l’ex vicepresidente catalano Oriol Junqueras ed altri undici leader separatisti finiti sotto inchiesta e in prigione per il loro ruolo nel referendum del 2017 sull’indipendenza della Catalogna. Nove di loro sono in carcere preventivo. Un evento così importante che le udienze potranno essere seguite via web in streaming e in tv.

Un appuntamento che arriva in un momento delicato: domenica scorsa migliaia di manifestanti hanno marciato in un corteo organizzato dai partiti di destra, Partito popolare e Ciudadanos, insieme al movimento di estrema destra Vox, per chiedere le dimissioni del premier socialista Pedro Sanchez per aver tenuto colloqui con i separatisti in Catalogna. “Il governo spagnolo lavora per l’unità della Spagna”, ha replicato Sanchez alla piazza; “ciò che faccio, in quanto capo del governo, rispettando sempre la Costituzione, è coreggere una crisi di Stato che il PP ha contribuito ad aggravare quando è stato al potere per sette anni” dal 2011 al 2018.

La Spagna, lo scorso luglio, ha rinunciato all’estradizione di Carles Puigdemont, l’ex presidente della Catalogna. Il giudice Pablo Llarena della Corte suprema che conduce la contestata inchiesta contro i leader catalani  a ritirato i mandati di arresto internazionali dopo l’ennesima sconfitta davanti alla giustizia europea. Il tribunale tedesco dello Schleswig Holstein aveva infatti concesso l’estradizione di
Puigdemont (fermato quasi un anno fa al confine con la Danimarca) ma solo per il reato minore di presunta irregolarità finanziaria. Per avere cioè usato denaro pubblico per il referendum di indipendenza del primo ottobre.

Intanto per 8 spagnoli su 10 i leader indipendentisti, hanno commesso i reati contestati e che prevedono fino a 30 anni di carcere. Secondo un sondaggio di Metroscopia per il quotidiano 20Minutos oltre la metà degli spagnoli (52%) ritiene che abbiano commesso un possibile reato di ribellione, mentre solo il 14% considera che non si sono resi responsabili di alcun reato nel convocare il referendum, poi sfociato nella dichiarazione unilaterale di indipendenza. Per il 28% degli intervistati, gli accusati “hanno commesso un reato, ma non tanto grave” come quello di ribellione. Dal rilevamento si evince che la percentuale di ‘colpevolisti’ è superiore a quella degli ‘innocentisti’ sia in Spagna che in Catalogna, sebbene nella regione il 44% degli intervistati sostiene che non ci fu alcun reato, a fronte del 52% per il quale furono commessi delitti.