I problemi di sicurezza per Android e in generale per i prodotti di Google sono frequenti, così come lo sono quelli per qualsiasi altra piattaforma informatica. La strategia di Google per arginarli e correggerli il prima possibile è appoggiarsi, oltre che al personale tecnico interno, ai ricercatori indipendenti per la sicurezza sparsi in tutto il mondo. Ogni volta che questi esperti individuano una falla e la segnalano a Google, l’azienda li ricompensa con premi in denaro.

Nei giorni scorsi Google ha pubblicato i numeri del Vulnerability Reward Program (VRP) 2018, il resoconto dei premi che ha riconosciuto a chi ha scovato delle falle. In tutto, lo scorso anno ha assegnato 3,4 milioni di dollari, ripartiti fra 317 ricercatori per la sicurezza di 78 paesi. La metà della cifra è andata a chi ha individuato problemi in Android e Chrome, le piattaforme maggiormente usate dagli utenti. Dal 2010, anno in cui è iniziato il programma di riconoscimenti, l’azienda ha pagato 15 milioni di dollari in premi. La ricompensa singola maggiore è stata di 41.000 dollari.

Le cifre così alte, come spiegato dall’azienda stessa, sono volte a “incoraggiare i ricercatori a segnalare i problemi, in modo da poterli risolvere rapidamente e mantenere i dati degli utenti al sicuro”. Dallo scorso anno, inoltre, Google assegna premi anche ai ricercatori universitari che si occupano di sicurezza e privacy, selezionati da un comitato di esperti.

Sono stati sette, e le loro università hanno incassato mezzo milione di dollari. Alcuni atenei sono statunitensi (Northeastern University, Johns Hopkins, Michigan State University), ma non mancano università europee (Ruhr-Universität Bochum in Germania, Ecole Polytechnique Usable de Lausanne in Svizzera e Cambirdge Univerisy nel Regno Unito) e una orientale (National University of Singapore). Nell’elenco non ci sono atenei italiani.

Commenti - Non perdere ogni mattina gli editoriali e i commenti delle firme Fatto Quotidiano.

ISCRIVITI

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Gli assistenti vocali entrano negli ospedali statunitensi, al via una sperimentazione ambiziosa dagli esiti non scontati

next
Articolo Successivo

Skype sfrutta l’Intelligenza Artificiale per sfocare lo sfondo delle videochiamate

next