©AndreaRaffin / KikaPress

Siamo arrivati all’ultimo appuntamento con il migliore e il peggior momento musicale di Sanremo 2019. Di seguito parlerò della serata di ieri ma, prima, una doverosa premessa per questo pezzo conclusivo.

È un grave errore considerare le canzoni di Sanremo solo sotto il punto di vista artistico musicale, teatrale e letterario. Lì si canta quel palco, oltre alla propria canzone. C’entra l’immaginario collettivo, nel senso di vissuto culturale di una comunità, che comprende anche l’esperienza di costume, la riconoscibilità (anche televisiva) dei contenuti. Al Festival di Sanremo tutto questo conta, non siamo al Premio Tenco. Sanremo è immancabilmente pop, il pop italiano ha lì le sue radici. D’altra parte, ieri passeggiavo per il centro della mia città e sentivo alcuni ragazzi adolescenti parlare di Sanremo. Vi giuro: io insegno e questa cosa non mi era mai capitata. Sono del 1979 e i miei primi Sanremo sono stati quelli plastificati con il playback anni Ottanta. Poi Baudo, Bongiorno, Fazio, Bonolis e tutti gli altri: non ricordo un seguito così eterogeneo. Il merito è di Claudio Baglioni.

L’anno scorso (lo scrissi qui) Baglioni dissodò il terreno. Quest’anno ha raccolto i frutti, mettendo la musica italiana – con tutte le sue potenzialità sanremesi – al centro, facendola dialogare con tutti gli elementi che ho elencato poco sopra. Il livello generale delle canzoni mi è sembrato più basso dell’anno precedente, ma la canzone italiana era lì, con tutto il suo potenziale. Questo conta.

Il miglior momento: Eros Ramazzotti

Qui si fa la Storia. Perché Eros Ramazzotti è il cantante italiano che rappresenta meglio questi concetti. La sua carriera è nata a Sanremo nella metà degli anni Ottanta e fino almeno alla seconda metà degli anni Novanta le sue canzoni rappresentavano un pop ricercato e per niente frivolo. Ramazzotti, tramite le canzoni e il suo atteggiamento nelle interviste e nelle ospitate tv, non ha mai cercato di essere ciò che non è, nonostante i suoi numeri siano impressionanti. Non è rancoroso e provinciale come la Pausini, non ha velleità autorali come Antonacci. La sua è un’arte onesta, con momenti come Musica è o In ogni senso che rappresentano dei livelli di freschezza e importanza artistica di molto superiori a tanti celebrati cantautori italiani riconosciuti dalla kritica a cavallo tra anni Ottanta e Novanta. Con Luis Fonsi, sul palco ieri Ramazzotti ha fatto il suo, per poi riproporre la sua pietra miliare Adesso tu: un po’ per gratitudine, un po’ perché la Storia lui l’ha scritta ed è giusto che la rivendichi. Se in Italia ci si riuscisse a togliere l’immancabile puzza sotto al naso, sarebbe impossibile non riconoscerlo.

 

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A #Sanremo2019 @ramazzotti_eros e @claudiobaglioniofficial cantano “Vita ce n’è”

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Il momento peggiore : Elisa
L’esibizione di Vedrai vedrai è stata inaccettabile. Perché quando canti un gigante come Tenco non puoi fare a meno di rapportarti dialetticamente con il riferimento interpretativo, con il suo mondo, con la sua poetica e – ovviamente – con tutto il potenziale di senso della canzone. Ecco perché i brani dei più grandi sono i più difficili. Tenco nelle canzoni d’amore è sempre colloquiale, diretto, senza fronzoli. È stata questa la sua principale rivoluzione. Vedrai vedrai è una canzone d’amore e protezione disperata, pare – realmente – dedicata a sua madre. E invece Elisa, e Baglioni, la cantano in maniera affettata e patetica, forzatamente empatica, eterea. E invece Tenco – e questo brano – prende a due mani la realtà e la catapulta dentro alle canzoni. Vedrai vedrai è un brano in magnifico equilibrio tra la promessa di un futuro migliore e la consapevolezza di non farcela. Elisa, e Baglioni, cantano solo la tristezza, l’eccessiva enfasi di chi vuole omaggiare un cantautore solamente perché fa parte della storia. Così tradendolo. Inaccettabile, come detto.

 

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A #Sanremo2019 @elisatoffoli e @claudiobaglioniofficial cantano “Vedrai vedrai”

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