La rabbia e il furore, gli applausi e le grida, il tifo e gli anatemi. Come in uno stadio. Non basta il centro sportivo Palladio di Vicenza a contenere gli oltre duemila risparmiatori truffati di Banca Popolare di Vicenza e di tante altre banche italiane finite sul lastrico. Hanno aspettato quattro anni prima di avere di fronte due uomini del governo, perfino i due vicepresidenti del consiglio Luigi Di Maio e Matteo Salvini, a cui chiedere che le parole diventino fatti. Che le promesse elettorali si traducano presto nei rimborsi di quanto è andato in fumo per la dissennata gestione degli istituti di credito, in assenza di vigilanza da parte di Banca d’Italia e Consob.

Dentro il palasport possono entrare solo in 1.300, divisi per associazione di appartenenza. E vengono subito accontentati. Perché Di Maio e Salvini, per una volta vanno d’amore e d’accordo. Sul tema delle banche non c’è divisione. Il governo ribadisce di aver trovato un miliardo e mezzo di euro in tre anni per i risarcimenti. Che non ci saranno sbarramenti di controllo nel merito, che non dovrà essere provato il raggiro, perché questo è implicito nella voragine che ha ingoiato i risparmi di 205mila persone solo per PopVicenza. All’esterno qualche contestazione c’è stata. “Ci avete tradito” hanno gridato alcuni a Di Maio, riferendosi al fatto che il rimborso non sarà totale, ma arriverà al 30 per cento del capitale investito. “Matteo non tradirci” urlano altri al ministro dell’Interno, che indossa la giacca della Polizia. A fare da padrone di casa è Luigi Ugone, presidente di “Noi che credevamo nella banca Popolare di Vicenza”, il quale invita su parquet i rappresentanti di altre sigle, a cominciare da quella che si riconosce in don Enrico Torta, il cambattivo parroco veneziano.

I risparmiatori si aggrappano ai due vicepremier, ma chiedono garanzie. Ugone. “Salvini è un uomo di parola. Di Maio con il movimento Cinquestelle ha dimostrato di sapersi ricredere, cambiando idee e formule”. Si riferisce alle profonde modifiche alla prima norma dello scorso novembre, molto restrittiva. “Su 100mila euro di capitale, i risparmiatori avrebbero recuperato 3mila euro, adesso ne recupereranno 28mila, il triplo di quanto previsto dal decreto Baretta del precedente governo”. E attacca: “Nessuno dice che Banca Intesa ha ricevuto sotto forme diverse dallo Stato circa 14 miliardi di euro per questo ‘salvataggio‘ che la ha arricchita. Intanto i risparmi mangiati sono pari a 10 miliardi di euro. E Banca Intesa si prepara a un dividendo eccezionale per i propri azionisti”.

I due ministri soddisfano tanta esigenza, a partire dai bastoni tra le ruote che l’Ue vorrebbe mettere ai rimborsi. Di Maio: “Le lettere dell’Europa? Noi per prima cosa rispondiamo ai cittadini che hanno dei problemi. I tecnici vengono dopo. Ma questo problema non ci sarà più dopo le prossime elezioni europee”. Stoccata al giornalista Bruno Vespa, che la folla accusa di non aver mai realizzato una trasmissione sulle banche. “Allora siete d’accordo se gli tagliamo un po’ di stipendio”. Salvini si rivolge alla marea di capelli grigi sulle scalinate: “Noi parliamo con i fatti, perché qui c’è lavoro e sofferenza vera. Qui c’è chi ha perso i risparmi di una vita. Leggo sui giornali dei dubbi dell’Unione Europea, ma noi non abbiamo dubbi. Se all’Europa va bene, allora va bene, ma se non va bene ai signori di Bruxelles, noi andiamo avanti lo stesso”.

A quando i decreti attuativi, per dare corso alla legge sui risarcimenti? Di Maio assicura: “La settimana prossima verranno scritti i decreti. Questo governo ha ascoltato i risparmiatori e ha trovato i soldi, quando ci dicevano che soldi non ce n’erano. Ma erano soltanto bugie. I decreti li scriveremo assieme a voi, alle associazione”. Impegno solenne. Ma cosa dirà la Ue? “Ogni volta che il ministero dello Sviluppo economico si occupa di argomenti spinosi, arriva qualche lettera dai tecnici dell’Unione Europea e, guarda caso, si trincerano dietro regole che favoriscono sempre i più forti. Ma noi ce ne freghiamo altamente. Noi andiamo avanti noi difendiamo i cittadini i più deboli, i risparmiatori, non i banchieri”.

Salvini, scettico: “Sono pronto a scommettere che domani sui giornali leggerò tutto il contrario di quello che ci siamo detti. E qui dico: chi doveva controllare non ha controllato, mi riferisco a Banca d’Italia e Consob che per questo andrebbero azzerate. Ma dove erano quei signori mentre qui ci mangiavano i soldi?”. Questione politica, non tecnica, incalza Di Maio: “In Europa a discutere della applicabilità di questi decreti noi ci manderemo il presidente del consiglio, perché questa è una questione politica. Noi prima daremo i soldi a chi è stato truffato e poi risponderemo all’Unione Europea. Perché noi siamo uno Stato sovrano che può fare le norme che ritiene più opportune per la propria”. Un vero duetto tra i due vicepremier. Concluso da Salvini: “Non temiamo le procedure di infrazione contro l’Italia, che ne ha già duecento. Adesso il nostro impegno è di fare in fretta e bene i decreti attuativi. Io e Luigi saremo i cani da guardia e se serve daremo spallate ai portoni”.