Terza serata di Sanremo 2019 con la seconda esibizione di 12 artisti dei 24 in gara. Di seguito il meglio e il peggio a livello musicale.

Il momento migliore – Virginia Raffaele

Virginia Raffaele esplode di bellezza sul pezzo col grammofono. Fuoriclasse totale. Mi è capitato spesso di leggere critiche negative verso di lei in questi giorni, principalmente da parte di chi la paragonava a Michelle Hunziker. Succede sempre così dalle nostre parti: è una vecchia, vecchissima usanza. L’esibizione aveva un livello di difficoltà estremo, sia per Virginia che per l’orchestra. Teniamoceli stretti i migliori che abbiamo. È stato spassoso anche lo sketch con Ornella Vanoni, per autoironia e tempi comici. Ma è un altro ambito e, lì, la parte musicale è stata meno convincente.

 

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Il momento peggiore – Motta

Motta è l’indie italiano che, quando diventa mainstream, perde il ruolo di chi fa finta di essere contro. Così rimangono solo le brutte canzoni. Senza nemmeno gli universitari con cocktail in mano delle prime file dei concerti. Dov’è l’Italia è una canzone che sta bene solo nei contesti consoni al suo autore. Il palco di Sanremo la stritola. Insomma: Motta stesso ci dice che questo brano nasce da una sua riflessione sui migranti, ma non rimane niente, non lascia traccia, non scuote. Eppure non si può dire certo che in questo periodo il tema non sia particolarmente sentito. Lui ha una voce molto espressiva, non tecnicamente indimenticabile, ma espressiva sì. Dunque ci può essere una sola spiegazione per lo sparo a salve che produce: il brano è scritto male.

©AndreaRaffin / KikaPress

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