Sembra ieri che un anno fa eravamo su Facebook a parlare del festival e invece era un anno fa, mentre adesso siamo qui a parlare del festival. Non so a voi, ma a me tutti ‘sti cambiamenti spaventano. Per prima cosa vado a vuotare il pattume senza #cartasmeraldo, rigorosamente in pigiama, ciabatte e senza documenti. Che sensazione di libertà, e poi c’è aria di primavera. Iniziamo.

C’è Claudio Baglioni su un trespolo, scende le scale e canta Noi no insieme a un gruppo di eunuchi col cappuccio. Sembra di essere sul set di The wall, ma per fortuna sono all’Ariston. Noi no, siamo a casa sul divano a guardarli: che è il tipico assetto da fruitore del reddito di cittadinanza o dello schiavo salariato. La sigla va avanti tipo 13 minuti, due minuti più di The end dei Doors che per fortuna non ci sono più. Gli eunuchi sventolano delle rose, noi no. Baglioni spiega che sarà il festival dell’armonia, dello Yin e dello Yang, del King e del Kong, dell’Ing e del Director, poi arrivano gli altri due che cercano di far ridere, ma non fan ridere, però sono simpatici, ma chi se ne frega dai. Perché voi credete di essere meglio? E allora? E allora icchè? E poi han preso per il culo i cinesi. Massì dai. Apriamo il televoto.

Achille Lauro – Rolls Royce
Finalmente un giovane, finalmente una canzone brutta, ma che almeno entra in testa, con parole alla cazzo un po’ in rima è un po’ no. La versione meno orecchiabile di Una vita in vacanza, però in Rolls Royce e con l’Autotune. Che è come lo zenzero.

Einar – Parole Nuove
Einar, che in italiano significa Cynar, canta una canzone petalosa. Vuole riscrivere l’amore con parole nuove: praticamente è uno che cancella i tatuaggi col nome delle ex. Il carciofo però non lo cancella. Brano orecchiabile, contro il logorio della vita moderna.

Siparietto con Baglioni che canta Signora Lia e Claudio Bisio che fa i rumori dei segni di punteggiatura, una roba ignobile. La cosa peggiora con Bisio che canta Porta Portese e Baglioni che fa i rumori dei segni di punteggiatura, che come avrete capito son dei rumori di scorregge. Più o meno. Livello altissimo, va detto. Tu come stai con le scorregge, la morte sua.

 

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Il Volo – Musica che resta
Momento nazionalpopolare coi tre tenori. La cosa più sorprendente è il più piccolo dei tre che è quello che ha la voce più potente, tipo l’uccellino di un quintale appollaiato su un ramo che apre il becco e fa ciiiiiiiiippppp. In questo caso, amore abbracciami, voglio proteggerti, siamo il sole in un giorno di pioggia, stanotte stringimi, ma soprattutto ciiiiiiiiippppp.

Arisa – Mi sento bene
Arisa indossa un sacco nero del rusco, inizia a cantare benissimo e questo stona con l’abito che non fa il cassonetto, ma a un certo punto la canzone degenera in un gran casino, un’accozzaglia di muggiti intonatissimi. Se non ci penso più, mi sento bene. Pure io. In attesa che finisca prendo uno Xanax.

Momento ospite: Fiorella Mannoia
Per fortuna. Ne ho appena preso uno, di Xanax. Nella mia mente si accavallano immagini terrificanti, perfettamente in sincrono con il testo nefasto della canzone di questa donna che ha capito che non esiste azione senza conseguenza, chi ha torto e chi ha ragione quando un bambino muore. Siamo il silenzio che resta dopo le parole. Momerda. Inevitabile l’ascolto di “Siamo cooooosì è difficile spiegare certe giornate amare lascia stare tanto ci potrai trovare qui”, in duetto con Baglioni. Cambia il vento, ma noi no. Portaci delle rose… e un altro Xanax. Grazie.

 

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Menzione particolare alla pubblicità della Nutella con E la vita l’è bela, basta avere l’umbrela. Comincio a cedere, ne approfitto per accompagnare mio figlio a letto.

Nek – Mi farò trovare pronto
Pure io. Ringrazio lo Sting di Sassuolo e mi metto il pigiama. Così siamo pronti in due.

Torna Baglioni, comincio a non poterne più e sono solo le dieci. Virginia Raffaele porta una poltrona da umarell sul palco e la avvicina a un pianoforte. È la scena dove lei fa la badante di Baglioni. Poi cantano. I maroni si cominciano a gonfiare. E arriva Pippo Baudo. Minchia! Leggo un post di Ivo Germano: Baudo in questo Sanremo è come Sid Vicious che spara in My Way.

Daniele Silvestri e Rancore – Argentovivo
Batterista Whiplash, Daniele Silvestri che parla di galera, poi è arrivato Rancore che ha iniziato a rappare il suo pippone “Ho sedici anni e vivo in un carcere”.

Parte un collegamento telefonico con Michelle Hunziker che dice di avere l’influenza (telefonata fintissima) e fa l’imitazione di una gallina. Ovviamente arriva sul palco del teatro Ariston a duettare con Bisio. Direi che i tempi sono maturi per andare a letto a leggere Serotonina. Buonanotte.

©AndreaRaffin / KikaPress