Secondo Carlo Calenda, Tito Boeri e Confindustria, il cosiddetto reddito di cittadinanza introdotto dal governo è contrario all’etica del lavoro perché superiore, nell’importo, a un reddito da lavoro. Secondo Calenda, Enrico Berlinguer sarebbe inorridito non davanti al fatto che un reddito da lavoro è (ben) al di sotto di mille euro, ma del sussidio. Perché naturalmente quel sussidio è percepito da una certa élite come contributo alla poltroneria. Maria Elena Boschi ha avuto il coraggio di scrivere che 780 euro (ovvero l’importo massimo del RdC) consentiranno “una vita in vacanza”. Non si è fatta attendere la risposta “accelerazionista” dello Stato sociale, il gruppo bolognese autore della canzone omonima, che ha replicato di preferire “la piena automazione o un reddito di cittadinanza vero”.


Ovvero, per l’appunto, due dei tre slogan (“pretendi la piena automazione”, “pretendi il reddito universale”, “pretendi il futuro”) che campeggiano sulla copertina di uno dei libri accelerazionisti per antonomasia, quell’Inventare il futuro scritto a quattro mani da Nick Srnicek e Alex Williams.

Ecco, appunto, un reddito di cittadinanza vero. Infatti, come avevo già scritto, il reddito di cittadinanza proposto e approvato dal governo Conte ha davvero poco a che vedere con l’unconditioned basic income, ovvero un reddito di cittadinanza incondizionato e universale, e dunque erogato a tutti a prescindere dal lavoro che si fa o che si cerca. Quest’ultimo infatti andrebbe dato a tutti, lavoratori e disoccupati, senza le condizioni di workfare poste dal governo.

Ma è proprio la critica a questo modello di workfare che fa emergere le contraddizioni tra destra e sinistra sul RdC. Infatti esso pare il RdC di Schroedinger, in quanto sarebbe contemporaneamente in grado da un lato di favorire la pigrizia e consentire alle persone di stare sul divano, e dall’altro di costringere le persone ad accettare lavori sottopagati, organizzando e gestendo la povertà per fornire nuova forza lavoro a basso costo al capitale.

Tuttavia, delle due l’una. O il RdC è incondizionato e promuove la pigrizia, oppure organizza e gestisce le masse sfruttate conducendole verso una nuova condizione di sfruttamento. Naturalmente la critica che più si avvicina alla realtà può essere considerata la seconda. E promana dalla sinistra più radicale. Mentre la prima, che viene da destra e dal centrosinistra, è del tutto fantasiosa. E non è fantasiosa solo perché il RdC, così com’è congegnato, è una misura di workfare e dunque se rifiuti le proposte “congrue” perdi il sussidio, ma lo sarebbe anche se si trattasse di un vero RdC incondizionato, di un basic income e non di un money transfer (peraltro condizionato non solo all’accettazione del lavoro, ma anche all’esborso totale del sussidio durante il mese in cui viene percepito).

Che il cosiddetto centrosinistra non colga questi aspetti è grave. Mentre il Pd si produce in fantasiose critiche a una misura che andrebbe estesa e semmai liberata dalle condizioni, il Labour Party di Jeremy Corbyn ha da poco mandato alle stampe un libro, Economics for the Many, curato da John McDonnell, Cancelliere dello Scacchiere ombra, ovvero ministro-ombra delle finanze del Labour, in cui si spiega molto chiaramente cosa dovrebbe fare un governo di sinistra con il RdC.

In particolare, nel saggio di Guy Standing, professore di Development studies alla Soas di Londra, si spiega molto bene che il basic income dovrebbe essere finanziato attraverso un Commons Fund finanziato tramite la tassazione dello sfruttamento dei beni comuni. Questo fondo dovrebbe elargire un dividendo universalistico in grado di contrastare il rentier capitalism e la crescita del precariato. La destra e la sinistra parlano di politiche paternalistiche (quelle per le quali avevo spiegato che Calenda non è di sinistra) ma dimenticano che la libertà si attiva solo garantendo la possibilità di fare scelte in assenza (o al grado minimo) di “costrizione”.

Standing afferma che la necessità di un basic income non viene dai disastri dell’automazione o dall’idea che esso contrasterebbe meglio la povertà, ma da ragioni “etiche”, di giustizia sociale, come il contrasto alla precarietà e all’iniqua distribuzione delle risorse. Come scrive Standing “le persone con una sicurezza di base tendono a essere più altruiste, empatiche, solidali e impegnate nella comunità” (p. 205). Ecco, se si vuole contrastare la deriva di destra, occorre contrastare la povertà, l’insicurezza e il precariato.

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