I partiti si preparano a votare il taglio dei parlamentari. E se sulla carta sono tutti o quasi d’accordo sulla riduzione degli eletti alle Camere, se solo poco più di una legislatura fa era lo stesso Partito democratico a spingere per l’abolizione del Senato, il voto unanime sul disegno di legge di riforma costituzionale sembra al momento un obiettivo quasi irraggiungibile. Per il Pd stesso, ad esempio, la riforma voluta dal M5s è un’arma di “distrazione di massa” e, per dirla con le parole della deputata Debora Serracchiani, “il vero obiettivo dei 5 stelle è il taglio della democrazia”. E pure: “Si sta portando a termine l’assassinio della democrazia rappresentativa“. La proposta prevede la riduzione degli eletti da 630 a 400 a Montecitorio e da 315 a 200 a Palazzo Madama. Negli Stati Uniti la Camera dei rappresentanti è composta da 435 membri e il Senato da 100. Nel Regno Unito la Camera dei comuni, ramo dominante rispetto a quella dei Lord, conta 650 parlamentari. In Spagna il Congresso dei deputati è composto da 350 eletti, il Senato da 266.

Alle critiche del Pd ha replicato il capogruppo M5s a Palazzo Madama Stefano Patuanelli: “Sono scuse banali per bloccare la riforma”, ha detto. Naturalmente contraria anche Forza Italia: “Serve una riforma organica e non spot elettorali”. Polemizza anche l’associazione dei collaboratori parlamentari: “Senza entrare nel merito delle riforme, avvertiamo come il riduzionismo dell’attività parlamentare a un ‘costo’ mortifichi la funzione parlamentare”. Il testo deve affrontare quattro passaggi tra Camera e Senato e per evitare il referendum, dovrebbe ottenere il consenso dei 2\3 dell’Aula. Oggi la riunione dei capigruppo ha stabilito che il primo voto a Palazzo Madama sarà il 7 febbraio. Il vicepremier M5s Luigi Di Maio ha dato anche un timing preciso che il governo intende seguire: “Entro il 2019 dobbiamo fare in modo che questa maggioranza e questo governo approvi il taglio di 345 parlamentari. L’obiettivo che ci poniamo è di approvare entro aprile, almeno al Senato, la legge sul taglio dei parlamentari”.

Lo scontro tra Pd e M5s sul tema va avanti da giorni. I democratici, noti per aver sostenuto la riforma Boschi che voleva l’abolizione del Senato, hanno scelto la strategia del “va bene il taglio, ma non basta”. Per questo è intervenuto, tra i primi, l’ex segretario Maurizio Martina: “Sulle riforme noi rilanciamo: sì al taglio dei parlamentari, basta bicameralismo perfetto. Il Senato diventi Camera delle autonomie con funzioni diverse e votino anche i 18enni. No a spot, sì a riforme utili. Che dicono Lega e Cinque Stelle?”. Poi ha spiegato meglio in una nota: “Mi pare chiaro purtroppo che la maggioranza non voglia un vera riforma del parlamento, i 5 stelle in particolare vogliono usare il tema come arma di distrazione di massa per nascondere il fallimento delle loro scelte economiche”. L’attacco più duro è arrivato dalla deputata Serracchiani: “Il vero obiettivo dei 5 stelle è il taglio della democrazia, di tutte le intermediazioni e dei contrappesi: quella che loro chiamano democrazia diretta è una forma di governo ben nota, in cui il popolo applaude e uno sta sul balcone”. La Serracchiani ha quindi criticato tutto il provvedimento: “Il superamento della democrazia prima è stato teorizzata dalla società privata che possiede il M5s e adesso i gruppi obbedienti eseguono al Senato e alla Camera. Si sta portando a termine l’assassinio della democrazia rappresentativa, rendendo sempre più ininfluente il Parlamento, depotenziandolo nei fatti e nell’autorevolezza prima ancora che nei numeri. Presto anche Patuanelli e i suoi non serviranno a niente, perché l’uomo forte si sta già scaldando i muscoli a bordo campo”.

A loro ha replicato Patuanelli: “Il Pd continua a sostenere la necessità di mettere tutto in un unico calderone quando si parla di riforme costituzionali ed è evidente che si tratta di una scusa banale perché il suo vero obiettivo è quello di non procedere con il taglio del numero dei parlamentari. Noi riteniamo invece che vada fatta chiarezza verso i cittadini, noi vogliamo tagliare queste poltrone costose con un risparmio di circa mezzo miliardo in una legislatura”. E ha chiuso: “Procediamo, con un’ampia discussione generale e con un ampio dibattito parlamentare, ma speditamente verso il taglio del numero di parlamentari”.

Contrari alla riforma ci sono anche i senatori di Forza Italia. I parlamentari azzurri sono intervenuti in Aula numerosi per spiegare che il taglio dei parlamentari è condivisibile sul piano del principio, ma che bisognerebbe inserirlo in una riforma organica della Costituzione approvandola con una tempistica diversa e non per utilizzarlo come spot elettorale, visto che tra 4 mesi si vota per le Europee. “L’annunciato taglio dei parlamentari – ha detto Antonio Saccone – è l’ennesima manovretta elettorale per il consenso. Una riforma decontestualizzata serve solo per distruggere il Parlamento”. “Il taglio dei parlamentari non è un’esigenza degli italiani – ha osservato Sandro Biasotti – è fuffa demagogica. Si va avanti con la logica dello spot. Il Parlamento è stato già annacquato, non discute di nulla, neppure della legge di Bilancio”. “E’ giusto ridurre i parlamentari – ha aggiunto Maria Rizzotti – ma nell’ambito di una riforma vera e seria come quella che fece Berlusconi con il centrodestra, puntando sull’elezione diretta dei vertici della Repubblica”. “Il Parlamento è un luogo sacro, della rappresentanza democratica – ha argomentato Alessandra Gallone -. In linea di massima siamo d’accordo sul taglio di deputati e senatori, ma togliere dignità alle Camere come sta quotidianamente avvenendo significa toglierla al popolo”.

 

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