I’ve got the music in me. Giorgia (Todrani) rewind. 1992. Gli Io vorrei la pelle nera di papà Giulio. Giorgia ha 22 anni. Il suo timbro di voce è già storia. Canta un brano della The Kiki Dee Band. E letteralmente gli dà vita. Giorgia lo fa risorgere dalle acque di un onesto artigianato britannico anni settanta. Poi in quel disco, anzi musicassetta, fa colazione, pranzo e cena con Aretha Franklin. Since you’ve been gone, Dr. Feelgood, A natural woman. La regina del soul, oggi dai “pascoli dell’aldilà”, apprezzerebbe. Prima della cioccolata, Giorgia mangiava pane e rhythm’n blues. E se Todrani Giulio con la sua band (imponente) non avesse tirato per la giacchetta un soul man come Nino Ferrer, la piccola Giorgia, magra come un filo d’erba ma con nel petto degli acuti da frantumare una cristalleria, non sarebbe diventata una delle tre (quattro?) cantanti italiane che hanno venduto più dischi a casa propria (dicono sette milioni di copie).

Flashforward. 1995. Un vestitino bianco a pois neri che nemmeno la domenica a messa. Acconciatura modello Non è la Rai. “Come saprei capire l’uomo che sei”, sussurra Giorgia dal palco dell’Ariston. Poi basta il ritornello, “come saprei amarti io/nessuno saprebbe mai/io ci metterò tutta l’anima che ho” e l’Italia in pochi secondi scopre che anche dalla house of blues, anche dal soul della Stax, dell’Atlantic e della Motown può uscire del pop italiano di livello alto. Non sono solo canzonette. “Signor Baudo voglio presentare una ragazza minuta, piccola piccola, ma con una voce eccezionale”, spiega in mondovisione Sabrina Ferilli durante Sanremo 1996. Giorgia one more time. Strano il mio destino. Terzo posto nell’anno della Terra dei cachi e di una ballata come Vorrei incontrarti tra cent’anni. Lo scricciolo ha preso il volo. La sua musica si fa subito matura. Tutta la carica di una voce soul calda e distesa, là dove l’estensione sull’ultima vocale si fa marchio distintivo ed elegante, Giorgia sa infilarsi sui giradischi e lettori cd delle masse, finire sulle radio commerciali, senza perdere dignità e prerogative d’artista, senza vendere l’anima al diavolo.

Girasole, Di sole e d’azzurro. Bastano quattro-cinque anni per darle una popolarità impressionante. Ma tra i tanti momenti di felicità professionale irrompe la tragedia. Fidanzata con il cantante Alex Baroni dal 1997, nel 2002 si lasciano e poche settimane dopo Baroni muore a Roma dopo un terribile incidente in moto. Per la ragazza è uno choc. L’elaborazione del lutto passa anche attraverso la musica, i brani dedicati ad Alex sono da pelle d’oca. Comunque colei che urlava Nessun dolore con dei glissati da paura piano piano si spegne. Subisce il colpo. Cambia. Nei primi anni duemila sembra come esaurire le pile della carica che l’aveva contraddistinta soprattutto nei live. Subentra una Giorgia più meccanica, di routine.  È l’epoca degli album dai suoni sintetici, le black ballad meditabonde, arrangiamenti che sanno di tappo, e testi che rincorrono come lepri l’impianto melodico. Dietro le apparenze, Senza paura. Oro Nero. Vado via. Tutto sembra rimasticato e privo di sostanza.

Eppure a sovrastare album e brani che non hanno la forza e il valore degli inizi, oltre al solito successo di pubblico c’è ancora questa voce limpida, intonsa, magnifica. “Stavo sempre mezza nuda, consapevole che sarei anche stata fraintesa – aveva spiegato in un’intervista sul primo numero di FqMillenium – Il fatto è che a 30 anni avevo questa energia e questo entusiasmo che quasi metteva paura, perché andava oltre le aspettative degli altri, spiazzava, oggi credo di aver trovato un equilibrio per cui quell’energia la incanalo meglio, la governo”. Peccato. Perché quando Giorgia passa a fare qualche comparsata tv cadono ancora i quadri dalle pareti. E anche i più distratti si fermano un secondo ad ascoltare. Gioca ai Queen a casa Mika. Fiorello le fa cantare La solitudine (che diventa una canzone coi fiocchi) e perfino il suo referto medico. Speriamo che zio Claudio le conceda un medley sanremese dei suoi brani o una cara vecchia traccia soul music. Di quelle che cantava schiena a schiena con papà Giulio. Chain of fools o Ain’t no sunshine. Altre scelte non ce ne sono. Un po’ di soddisfazione anche per chi ha la pelle nera sul lungomare di Sanremo.

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