Il ministro dei Beni culturali pentastellato Alberto Bonisoli, in un’intervista alla rivista Automobile, ha paragonato l’auto a una forma d’arte. Vorrei rispondere al ministro che l’arte non uccide: l’arte è vita, bellezza, pace. Mentre l’auto è un’arma potenziale, una pistola carica.

Gli incidenti stradali, provocati nella stragrande maggioranza dalle auto, sono le prime cause di morte nel mondo, soprattutto per i giovani e bambini. Circa 3.400 morti in Italia: molti più di quelli dovuti alla criminalità o al terrorismo. Un “incidente” ogni tre minuti e un morto ogni tre ore. Non solo morti in incidenti stradali, ma morti da inquinamento dell’aria: le emissioni del traffico sono responsabili del 70% delle sostanze cancerogene e di altre sostanze pericolose presenti nell’aria delle città. Sessantamila le morti premature ogni anno attribuibili all’inquinamento atmosferico in Italia (European Environment Agency).

Numeri che dovrebbero far impallidire il ministro sprovveduto, che esigono delle scuse e delle rettifiche. L’auto non è bellezza, l’auto è furto di spazio e bellezza: il 50% del suolo delle città è dedicato a strade, parcheggi, stazioni di servizio. A causa delle auto si cementifica il paesaggio, si costruiscono nuove strade, autostrade, ipermercati, villette e sobborghi fuori città, in una spirale di dispersione urbana e ampliamento delle distanze che genera sempre nuovo traffico e approfondisce la dipendenza dall’auto. Siamo talmente abituati al degrado motoristico delle nostre città, siamo talmente rassegnati a vedere cemento e auto ovunque, che neanche ci accorgiamo dello sfregio alla bellezza. Come diceva Peppino Impastato: “Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà”.

Il ministro idolatra la gloriosa storia dell’auto, ma dimentica o forse non sa che in pieno periodo fascista, nel 1932, il ministero delle Comunicazioni (attuale ministero dei Trasporti) fu autorizzato a “sostituire parzialmente o totalmente i servizi ferroviari con servizi automobilistici” mentre la rivista Auto Italiana il 20 gennaio 1932 con i consueti toni trionfalistici commentava: “si consacra il definitivo trionfo dell’automobile quale mezzo di trasporto a ogni altro superiore…”.

Il grillino Bonisoli, moderno com’è, auspica però che le automobili, grazie alla tecnologia, diventino paladine delle sfide ambientali: “… che abbiano un impatto ambientale pari a zero ma mantengano i gradi d’efficienza dei mezzi attualmente usati”. Vorrei capire meglio, signor ministro: secondo lei qual è l’efficienza da mantenere? L’efficienza in termini di velocità che aumenta la strage continua? Oppure di quale efficienza parliamo? Attualmente le auto sono i mezzi più inefficienti in assoluto. Per spostare un uomo del peso di 70/80 kg si arriva a spostare una tonnellata e più di ferraglia. Visto che l’auto trasporta in media 1,5 persone, e copre nel 75% dei casi percorsi di breve raggio (sotto ai 10km), l’auto è responsabile dei più inutili e assurdi sprechi di energia globale.

L’unico mezzo davvero efficiente è la bici, che il ministro si guarda bene dal nominare. Anch’essa patrimonio storico e culturale dell’Italia, oltreché simbolo e veicolo di pace. D’altra parte anche il treno e i mezzi pubblici se proprio vogliamo sono belli, pubblici ed efficienti. Perché il ministro ha questa ossessione per l’auto privata? Forse per raccogliere facile consenso? Comprensibile: le lobby automobilistiche sono potenti, in Italia c’è il più alto tasso di auto pro capite, siamo il popolo più autodipendente in tutta Europa… e i governanti non possono far altro (ora come un tempo) che seguire questa strada ben battuta (o meglio asfaltata).

Per questo governo, che si autoproclama del cambiamento, la mobilità sostenibile si risolve nelle auto elettriche, favorite con incentivi e passepartout. Con il famigerato comma 102, art. 1 Legge di Bilancio, si obbligano i comuni a far entrare nelle Ztl e isole pedonali le auto elettriche e ibride. Un comma scandaloso, che lo stesso governo promette di modificare (ma non l’ha ancora fatto).

Anche se inquina di meno l’aria, l’auto elettrica uccide tanto quanto un’auto a benzina o diesel (e forse di più, in quanto è più silenziosa), occupa spazio e deturpa ugualmente il paesaggio. Caro ministro dei Beni Culturali, pensi a tutelare i veri beni culturali. Le auto non sono arte. Per i danni che provocano e che hanno provocato, vanno ridotte drasticamente di numero.

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