di Anna Maria Giannini *

A Cardito, in provincia di Napoli, si consuma una tragedia che vede al centro tre minori: un bambino di sette anni viene trovato morto, la sorella di otto anni è ricoverata all’Ospedale Santobono di Napoli, il terzo ha quattro anni ed è fisicamente illeso. Tre bambini vittime a vario livello e con diversi esiti della furia cieca che li ha colpiti. Quali le conseguenze per i due bambini sopravvissuti?

Alla bambina, oggi ricoverata, le percezioni delle urla, delle botte, del clima violentissimo, dell’essere stata esposta al rischio della vita rimarranno ben vivide e occorrerà operare perché possa attenuarsi l’impressione di essere in pericolo, che proseguirà nel tempo. Spesso in questi casi – la letteratura scientifica ce lo insegna – i suoni, le immagini, i vissuti di terrore permangono in una sorta di generalizzazione in base alla quale il mondo intero diviene pericoloso e gli adulti inaffidabili. Tuttavia, il processo di crescita e di sviluppo richiede la possibilità di identificarsi con figure positive e di ispirarsi a tali figure per costruire la propria identità. Ma se gli adulti significativi sono violenti, pericolosi, abusanti, per il bambino diviene impossibile affidarsi e la costruzione della propria identità viene a essere ostacolata. Disinvestire negli affetti, sentirsi preda di un mondo negativo e violento nel quale è difficile vivere: questi sono i rischi.

Le vie naturali per i bambini come il disegno, il gioco, le narrazioni di storie sono la base sulla quale lo psicologo e lo psicoterapeuta intervengono per entrare nel mondo del bambino, seguendo i suoi linguaggi. In questo modo si può arrivare a comprendere i vissuti, le emozioni profonde e intervenire con strumenti appropriati per avviare le opportune elaborazioni e rimettere in moto il percorso di sviluppo.

Per esempio, commentare con il bambino un disegno da lui prodotto può consentire attraverso gli aspetti simbolici – storie nelle quali i personaggi sono animali o figure di fantasia – di trattare contenuti che non possono essere affrontati in modo diretto. Una bambina o un bambino vittime di maltrattamenti possono parlare delle sofferenze di un personaggio e metterlo in relazione ad altri personaggi, laddove avrebbero grandi difficoltà a parlare in prima persona di contenuti fonte di paura e angoscia. Lo psicologo accompagna la narrazione costruendo con i bambini scenari che si pongono alla base di un percorso che possa portare a superare i blocchi che tengono ancorati ai vissuti generati dall’impatto del trauma.

Più recentemente, gli studi scientifici hanno evidenziato l’utilità della tecnica dell’Emdr (Eye movement desensitization and reprocessing) sui bambini. Tale tecnica si pone come intervento efficace per produrre un’attenuazione progressiva della perdita di intensità delle emozioni negative, attivate dalle immagini legate al ricordo del trauma subito.

I bambini sopravvissuti dunque devono adesso essere lasciati lontani dai riflettori, nella tranquillità necessaria a recuperare senso di sicurezza e fiducia, con accanto figure positive e attente alle loro condizioni. Sarà necessario consentire loro di esprimere le emozioni: la rabbia, il terrore, la disperazione, l’angoscia. Sarà importante seguire i loro ritmi nel percorso importante che dovranno iniziare, rassicurarli, prendersi cura del fatto che potranno avere difficoltà a dormire, a mangiare.

Con il gioco, i disegni, le libere espressioni, l’aiuto degli insegnanti e dei bambini di pari età con cui si incontreranno, si dovrà ricostruire la rappresentazione di una realtà non persecutoria e meritevole di investimento affettivo. Nel tempo si dovrà porre attenzione a non negare, a porgere loro i contenuti nel modo possibile, con linguaggio chiaro ma senza menzogne o falsificazioni. A ogni fase dello sviluppo corrisponde in gradazione la possibilità della mente di articolare le spiegazioni che vengono date, purché presentate in modo semplice e coerente con quella fase dello sviluppo.

Una rete protettiva che metta i due bambini al centro e li sostenga – e la presenza di professionisti preparati sui temi della psicotraumatologia infantile – saranno i fattori rilevanti per la costruzione di risorse protettive e per l’attivazione della resilienza e della capacità naturale di trovare percorsi di adattamento quando le condizioni lo consentono.

Per il mondo degli adulti attoniti resterà la domanda delle domande: che cosa si sarebbe potuto fare e non si è fatto? Che cosa è mancato a porre in essere tutto quanto si doveva per proteggere bambini così piccoli e indifesi? Troppo spesso per le piccole vittime si consumano tragedie enormi in solitudine e soltanto le urla strazianti raccolte dai vicini portano, troppo tardi, a prendere atto di crudeltà e violenze estreme.

*psicologa e psicoterapeuta

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