Non ci sono magistrati, mancano i cancellieri e pure il Palazzo di giustizia, i cui lavori sono iniziati più di 10 anni fa, ancora non è stato completato. Per la terza volta consecutiva, la cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario a Reggio Calabria si è tenuta non in Tribunale ma nei locali della Scuola allievi carabinieri. L’intervento del presidente della Corte d’Appello Luciano Gerardis parte proprio con la polemica sull’“anomalia dello svolgimento di quest’udienza solenne in una sede impropria”. “Siamo costretti a chiedere ospitalità a questa splendida struttura. – sottolinea il magistrato – Ed è la terza volta che auspichiamo, finora purtroppo invano, di poter usufruire dell’auditorium del nuovo palazzo di giustizia, la cui realizzazione ritarda oltre ogni pessimistica previsione”.

Durante il discorso inaugurale dell’anno giudiziario il presidente della Corte d’Appello ha affrontato il tema della ‘ndrangheta le cui logiche “incrociano la degenerazione della gestione di tanti enti pubblici con il travolgimento di ogni criterio meritocratico di selezione”.

“Procedimenti in corso – ha aggiunto Gerardis – trattano persino commistioni tra ‘ndrangheta e pezzi di politica, istituzioni, mondo professionale ed imprenditoriale, con comitati di affari che finirebbero per distorcere qualsiasi sbocco occupazionale o pubblico finanziamento ad illeciti fini di consorteria. Inquieta la sola prospettazione di grumi di potere oscuro, sommerso e trasversale che possano inquinare le pubbliche istituzioni attraverso la ricerca di consensi con metodi e finalità che deformano lo stesso funzionamento della democrazia. Cosa rimarrebbe infatti della democrazia in un sistema che cercasse così l’accaparramento di voti? Certo, occorre attendere l’esito di tanti procedimenti per verificare se e quanto ramificati siano questi grovigli. Non è dubbio però che la percezione dei cittadini di maggiore illegalità è proprio connessa alla perdita di fiducia dei sistemi di selezione e di accesso tanto ad’opportunità lavorative che agli stessi organi rappresentativi”.

Il procuratore della Repubblica Giovanni Bombardieri ha sottolineato come, “dalle indagini sin qui sviluppate risulta confermato che la ‘ndrangheta occupa ormai stabilmente una posizione di rilievo nel traffico mondiale di stupefacenti e che il crimine organizzato di questa provincia è ormai protagonista di una profonda penetrazione sociale ed economica dell’intera regione con crescenti espansioni nel resto d’Italia e in varie parti del mondo”.

“Inoltre, – ha aggiunto il procuratore capo – può contare sulla presenza di associati ‘occulti’, di una testa pensante riservata, occulta e invisibile, dotata di regole segrete e speciali che sono dettate con lo scopo di aumentare il potere di influenza della struttura apicale riservata per consentire l’ingresso nella medesima dei soli appartenenti alla massoneria coperta, sconosciuti anche ai confratelli di loggia”.

Per il procuratore generale Bernardo Petralia quello che serve è un vero e proprio Piano Calabria che sappia essere “una risposta a tutto campo per un riscatto effettivo di questa terra”. “Chiediamo che a situazioni eccezionali – ha affermato infatti  Petralia – si risponda con misure eccezionali, durature e costanti, non occasionali e particolari. Non è la solita invocazione al mero incremento d’organico. È invece la pretesa di un intervento legislativo mirato, come in altri momenti e in altre aree del Paese è già accaduto, di razionale pianificazione delle urgenze calabresi e reggine in particolare”.

Per far crescere quella che il presidente della Corte d’Appello Luciano Gerardis definisce “una cultura della legalità” è necessario “rompere questo sistema”. Come? Riaffermando le regole e “garantendo una giustizia effettiva”. Per farlo, però, la macchina della giustizia a Reggio Calabria è sottodimensionata: “i nostri uffici giudiziari – ha ribadito Gerardis – appaiono come tante autovetture costrette costantemente a procedere su rapide salite, con la prima marcia sempre ingranata ed il motore sotto sforzo; talvolta perdono pezzi, rischia la fusione, eppure continuano sempre a macinare chilometri su chilometri senza mai fermarsi. L’emergenza da noi e quotidianità. Di più: è normalità”.

Il magistrato ha pure snocciolato i numeri relativi alla carenza d’organico che, solo per quanto riguarda i tribunali ordinari del distretto tocca il 20% che diventa quasi 30% considerando le assenze per maternità: “Se il contrasto della ‘ndrangheta è un prioritario problema nazionale, secondo quanto costantemente affermato da tutti gli organi centrali, anche costituzionali, e se questo distretto ne è non solo il luogo storico d’origine ma anche il luogo in cui si concentra il suo attuale unitario comando, non è possibile non trarne ancora tutte le conseguenze. La resa della giustizia ha bisogno di risorse adeguate; l’adeguatezza è rapportabile alle esigenze. Se le esigenze sono straordinarie, straordinarie devono essere le risorse. Nel distretto di Reggio Calabria la straordinarietà delle esigenze costituisce l’ordinario”.

Prima di chiudere e annunciare l’apertura dell’anno giudiziario, il presidente della Corte d’Appello ha bacchettato velatamente la riforma delle pensioni, così come pensata dal governo, che potrebbe aggravare le criticità delle piante organiche della magistratura reggina: “La situazione potrebbe diventare ancora più pesante, a seguito della facilitazione dei prossimi pensionamenti, introdotta in questi giorni sotto il profilo dell’abbassamento dei presupposti dell’età pensionabile. Non spetta a me indicare quali possano essere i rimedi. Ma tante volte si è già parlato di destinare a questo territorio risorse in numero ben maggiore. Ancora in questi giorni viene dichiarato l’intendimento del ministero di ampliare sensibilmente le piante organiche nazionali tanto di magistratura che di personale amministrativo, tenendo conto delle attuali criticità (ed i nostri uffici giudiziari dovrebbero essere compresi tra quelli che hanno le maggiori necessità). Chiediamo allora a chi ci rappresenta in tutte le sedi di far sentire con forza la voce di questo territorio che invoca soltanto di essere messo nelle migliori condizioni di operare”.

Un altro passaggio delicato, Gerardis lo ha dedicato al tema del razzismo e dei migranti. Dal suo privilegiato osservatorio, infatti, non gli è sfuggito il fatto che “diminuiscono nettamente fenomeni, come gli sbarchi dei migranti, che pure nel nostro territorio non hanno mai costituito un problema di ordine pubblico; tutt’altro”. E altre bacchettate a chi, in Italia, forse ha dimenticato cosa siano i diritti umani: “Le cronache giornaliere – conclude Gerardis – ci atterriscono con il racconto di un mondo che sembra aver smarrito, in talune occasioni persino il senso di umanità. La dignità dell’uomo, invocata anche dal primo articolo della Dichiarazione universale dei Diritti Umani, in più occasioni sembra travolta da condotte dettate da altri fini. La solidarietà, di cui tratta la nostra Costituzione come principio fondamentale ed inderogabile, appare un optional che può mettersi da parte senza alcuna conseguenza. Si torna financo a discutere di razzismo, comunque mascherato, condannato dalla Storia dopo aver determinato milioni e milioni di vittime, e drasticamente bandito dal nostro universo legislativo. Il pensiero va, in proposito, anche all’Olocausto che domani verrà ricordato in tutto il mondo a vergogna di chi l’ha provocato e di chi ancora alimenta simili disumani sentimenti. La povertà poi, invece di interpellare le coscienze, è talvolta osteggiata perché vissuta come un attentato al decoro pubblico. Ebbene, alla stragrande maggioranza dei reggini questi sentimenti sono estranei”.

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