Nel trattato di Aquisgrana firmato il 22 gennaio Emmanuel Macron e Angela Merkel hanno sancito un impegno per riservare a Berlino un seggio permanente alle Nazioni Unite. Un’eventualità che provoca le rimostranze di Giuseppe Conte: “È dall’inizio degli anni Novanta del secolo scorso che abbiamo aderito all’idea di attribuire un seggio all’Unione Europea, e non a uno degli Stati membri – ha detto il premier in un colloquio con il Corriere della Sera – e invece, qualche giorno fa ci siamo ritrovati con la firma del trattato di Aquisgrana tra Berlino e Parigi. Il seggio permanente alla Germania, in quel Trattato, è indicato come una priorità“. “L’atteggiamento della Germania non è una sorpresa per nessuno”, ha risposto il portavoce della Merkel, Steffen Seibert. “Da tempo questo è un obiettivo della Germania”, ha aggiunto.

Secondo Conte non si tratta di una provocazione, ma, spiega, di “un impegno giuridico, e un obiettivo di politica estera che emargina l’Europa“. Per questo, retoricamente si chiede: “Ma come, non si era detto sempre di darlo all’Europa? Ma allora ci state prendendo in giro. Il Consiglio di sicurezza dell’Onu risponde a un’architettura per la quale i posti con diritto di veto andavano ai vincitori della Seconda guerra mondiale. La Germania la guerra mondiale l’ha vinta o l’ha persa?”, domanda Conte riferendosi alla logica in base alla quale dal 1945 alla Germania il seggio non è stato mai assegnato in quanto nazione sconfitta nel secondo conflitto mondiale.

Conte denuncia quindi “una retorica europeista che nasconde il perseguimento di interessi nazionali. La verità – dice – è che abbiamo colto Germania e Francia con le dita nella marmellata”. E assicura: “Il mio governo non vuole uscire dall’euro, non vuole attaccare le istituzioni europee. E ho chiesto piuttosto che l’Italia non sia lasciata sola“.

Tuttavia, sempre in riferimento al patto di Aquisgrana, sottolinea: “I nostri alleati però non possono pensare che ce ne stiamo seduti a tavola in silenzio, a sottoscrivere decisioni prese dagli altri”. “Perché – aggiunge – devo partecipare a un vertice se hanno già fatto tutto?”.

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