Cinquecentocinquanta migranti e una destinazione ancora sconosciuta. È una nuova giornata di sgomberi al Cara di Castelnuovo di Porto, in provincia di Roma, la cui chiusura, a poco più di un mese dalla conversione in legge del decreto Sicurezza, sta facendo discutere, tanto da dare il via a una gara di solidarietà tra le persone che da oltre 10 anni li accolgono. Dopo il sit in di martedì, i migranti risparmiati dallo sfratto hanno passato una notte insonne, in attesa di capire cosa accadrà oggi.

Stamattina, intanto, è partito un gruppo di altre 75 persone: proprio per impedire l’uscita del mezzo, la deputata di Liberi e Uguali Rossella Muroni si è messa davanti a un pullman con a bordo migranti impedendone l’uscita. Un gesto simbolico – accolto con un applauso da chi era presente all’esterno della struttura – e rivendicato su Twitter dall’ex numero uno di Legambiente: “Bambini, donne, uomini, vogliamo solo sapere dove vanno e che condizioni troveranno. Restiamo umani per favore”.

In totale saranno 320 le persone sgomberate entro sabato. “Mi ero impegnato a chiudere le mega strutture dell’accoglienza, dove ci sono sprechi e reati, come a Bagnoli, a Castelnuovo di Porto, a Mineo. E lo stiamo facendo”, ha scritto su Twitter Matteo Salvini. E a proposito dei bambini che saranno distribuiti in altre regioni ha assicurato: “Il diritto alla salute è garantito a tutti, il diritto alla scuola pure, basta leggere per davvero il decreto Salvini, ora legge. I bambini non possono essere espulsi”.

“Non è il fatto in sé, ma le modalità ma far vedere l’uso non dico della violenza ma dell’arroganza nei confronti dei deboli. Confermo che tutte le cose si devono fare nel rispetto della dignità umana”, ha commentato il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, candidato alla segreteria del Pd. “Il fatto che si dica il giorno prima ‘domani ve ne andate via’, è un elemento di crudeltà, di disumanità – ha aggiunto – Ed è accaduto qui. C’è un problema di metodo. Attenti, poi: interrompere processi di integrazione mette tutti in una zona grigia. I sindaci sono preoccupati, questi processi vanno guidati”. In tanti, da sinistra, hanno parlato di metodi da “deportazione”.

“Mi date del nazista? Fate un torto a chi ne fu vittima. Non ci sono deportazioni. In questi giorni si ricorderà quello che accadde veramente di drammatico in passato. Noi stiamo chiedendo il rispetto delle regole: diritti e doveri”, ha risposto il capo del Viminale. “Abbiamo fatto oggi quello che farebbe qualunque buon padre di famiglia”, ha insisto. Già ieri il ministro dell’Interno aveva risposto agli attacchi della sinistra, definendoli “balle spaziali” e spiegando in un video su Facebook il motivo della sua scelta. “A Castelnuovo – ha raccontato – c’era un grande centro di accoglienza, che in passato ha accolto più di mille persone”. Il palazzo era di proprietà dell’Inail e, ha continuato, “lo Stato pagava 1 milione l’anno di affitto, più altri 5 per l’accoglienza”. “Siamo arrivati a fare una scelta: se rinnovare il contratto di affitto, oppure liberare altre strutture nel Lazio. Questo è il ragionamento che fa un buon ministro, chiudere una struttura sovradimensionata, risparmiando i 6 milioni di affitto e gestione annua“, ha proseguito, spiegando che gli ospiti saranno”trasferiti con gentilezza in altre strutture”.

“Spero che questi preti che mi vogliono mandare all’inferno, aprano il portafogli e diano una mano”, ha concluso. La struttura era stata scelta il 24 marzo 2016 da Papa Francesco per la lavanda dei piedi nella messa in Coena Domini. Il pontefice aveva lavato i piedi a una volontaria cattolica e a 11 rifugiati. “Tutti noi – disse – insieme, musulmani, indù, cattolici, copti, evangelici ma fratelli, figli dello stesso Dio, vogliamo vivere in pace, integrati”.