di Fabio Anselmo e Ilaria Cucchi

Stiamo vivendo un momento storico particolarmente difficile e delicato per il futuro nostro e dei nostri figli.

Non abbiamo alcuna intenzione di alimentare polemiche, antagonismi e divisioni né dare giudizi su questo o quello schieramento politico. Crediamo tuttavia che il rispetto dei diritti umani sia, per qualsiasi società ipotizzabile, principio imprescindibile e non assoggettabile a compromessi di qualsiasi natura.

Il nostro vuol essere un vero e proprio appello per l’umanità il cui amore e rispetto deve tornare al centro di ogni discussione e programma politico.

Non potrà esistere nessuna economia, non potrà esserci nessun progresso e non vi sarà alcun futuro per le prossime generazioni se non consentiremo di riaprire le nostre menti e i nostri cuori all’amore per l’umanità senza distinzioni di sesso, razza, religione e status sociale come la nostra Costituzione impone.

Tendiamo sempre ad avere la memoria corta ma dobbiamo ricordarci che l’idea della nascita dell’Unione Europea è stata figlia soprattutto della tragedia umanitaria del doppio conflitto mondiale determinato da fenomeni politici di nazionalismi estremi che imperversarono nel nostro Continente.

L’Unione Europea fondata su principi di solidarietà e cooperazione tra i popoli, unire per non dividere. Questo per raggiungere la pace e ripudiare la guerra.

Non esistono uomini buoni e uomini cattivi ma soltanto uomini. Esistono invece idee buone e idee cattive.

Quella di pensare di poter risolvere con il conflitto e con la sopraffazione sociale i problemi della nostra società, economici e non, con la divisione, con la negazione dei diritti umani in danno dei più deboli, arrivando addirittura a concepire la costruzione di muri o strutture evocative delle famigerate trincee belliche è una pessima idea. E tutt’altro che nuova.

È con angoscia che constatiamo che essa sta prendendo sempre più piede e ci sta portando sull’orlo del baratro. A meno che non avvenga qualcosa di sensato, un passo di responsabilità da parte di chi, nella politica, ha a cuore l’umanità. Sì, perché di questo stiamo parlando, la salvezza dell’umanità, dei suoi diritti, dell’ambiente con cui dovrebbe essere in un rapporto di sintonia e rispetto, dei suoi valori naturali di solidarietà, accoglienza, mutuo aiuto.

Siamo preoccupati per l’Europa che uscirà alle prossime elezioni. Ovunque forze nemiche dei diritti umani, delle libertà individuali, del garantismo stanno prendendo il sopravvento. Dove queste forze si affermano i più deboli soccombono, perché vedono aggrediti i loro diritti fondamentali e la possibilità di manifestare contro queste privazioni; dove queste forze si affermano, come nel Brasile di Bolsonaro, negli Usa di Trump, della Russia di Putin, l’ambiente diventa solo un’occasione per arricchire chi già ricco è e distruggere i delicati equilibri della natura; dove queste forze si affermano le donne perdono diritti, i temi civili vengono trattati con politiche odiose e violente.

Come sapete non siamo amanti della politica dei partiti, ma siamo cittadini di questa nostra Italia che rischia di entrare nel periodo più buio della sua storia. E allora pensiamo sia giunto il momento di mettere insieme chi vuole offrire il proprio corpo e il proprio intelletto per fermare il male che avanza; pensiamo sia giunto il momento di unire le voci degli uomini e delle donne di buona volontà, di tenere insieme, in un manifesto per l’umanità quanti hanno a cuore i diritti umani e civili, la democrazia, l’ambiente, la giustizia sociale. Ci auguriamo che questo appello sia colto da tanti e tante, superando steccati politici e partitici e che si giunga a pensare insieme a come aiutare l’Europa a evitare una catastrofe che peserà drammaticamente su di noi e sui nostri figli.

Certo, il governo europeo in più di un’occasione ci ha delusi, ha tradito le nostre aspettative ma non è certo questo un buon motivo per non continuare ad amare l’Europa unita.

Criticare e voler cambiare la politica dell’Unione Europea è legittimo, necessario e doveroso ma non può essere sinonimo dell’abbattimento dell’Istituzione.