“Il piano nazionale Scuola digitale è bloccato”. La denuncia arriva da uno dei massimi esperti del settore: Paolo Ferri, professore ordinario di tecnologie didattiche, teoria e tecnica dei nuovi media alla facoltà di Scienze della formazione all’università Bicocca. Un’accusa alla quale risponde subito il sottosegretario con delega al Piano, Salvatore Giuliano: “Non è vero nulla. Stiamo lavorando e presto vi sarà la costituzione di un comitato scientifico proprio sul Piano nazionale digitale”. Giuliano tra l’altro ha contribuito con lo stesso Ferri alla stesura delle 137 pagine che hanno costituito il documento di indirizzo del ministero dell’istruzione per il lancio di una strategia complessiva di innovazione della scuola italiana e per un nuovo posizionamento del suo sistema educativo nell’era digitale.

Detto in altre parole il piano nazionale digitale era ed è la “Bibbia digitale” per i docenti di ogni ordine e grado di scuola. Un documento che prevedeva risorse e azioni come la realizzazione degli ambienti digitali, la formazione degli animatori digitali, la fibra e la banda ultra larga alla porta delle scuole; Stakeholders’ Club per la scuola digitale e altro ancora che è stato in parte realizzato nel triennio 2015-2018. Ferri, che ha lanciato la sua denuncia su Agendadigitale.eu, punta il dito sui fondi: “Da quando c’è questo Governo sono stati stanziati solo 35 milioni attraverso un solo provvedimento emanato a fine novembre. Di questi, 22 milioni sono dedicati agli ambienti digitali didattici innovativi, 7,5 milioni per potenziare la formazione delle competenze digitali degli studenti e per realizzare iniziative di formazione degli insegnanti, due milioni per le scuole delle aree a rischio e altri 1,5 milioni al premio nazionale scuole digitale. I ministri dei governi Renzi-Gentiloni avevano stanziato 500 milioni nel biennio 2016-2018”.

Pronta la risposta del sottosegretario: “Ferri confonde le linee di finanziamento. Il Piano nazionale digitale ha uno stanziamento annuo di 30 milioni, 15 in parte corrente e 15 in conto capitale per attrezzature. Sono il frutto di economie che derivavano dalle annualità 2017-2018. Il resto degli stanziamenti erano anche in passato in parte derivanti da fondi Pon, il Programma Operativo Nazionale. Il Pon ci consente di aggiungere risorse per bandi ordinari dove non arriviamo con le risorse di bilancio. Non è detto che non stanzieremo risorse ancora attraverso i Pon. Abbiamo davanti un’intera annualità di lavoro e abbiamo ancora risorse da spendere in questo senso”.

Di fatto, secondo Ferri, allo stato attuale, non essendo ancora stanziati i fondi Pon ci troviamo quanto meno di fronte ad “una pericolosa paralisi”. Ma non solo. Il professore ricorda che il nuovo governo, appena insediato, ha rimosso i principali protagonisti del Piano nazionale scuola digitale ovvero Damien Lanfrey e Donatella Solda della segreteria tecnica del ministro. Un’assenza che tra gli addetti ai lavori non è passata inosservata ma che a detta del sottosegretario non impedisce al piano di essere attuato: “La delega sull’innovazione è nelle mie mani; il direttore generale è rimasto e resterà. Abbiamo in fase di costituzione un comitato scientifico sul Piano nazionale digitale. Non c’è nulla di fermo, stiamo lavorando ad una delle misure contenute nella Legge di Bilancio per la formazione di équipe territoriali proprio su questo tema”.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Diventa Sostenitore
Articolo Precedente

Maturità, ho letto gli esempi di tracce per la prima prova sul sito del Miur: sono vergognosi

prev
Articolo Successivo

Scuole ancora al freddo, ma non agli open day. I nuovi alunni sono merce da conquistare

next