Quarantacinque anni dopo il golpe in Cile che eliminò il governo democraticamente eletto di Salvador Allende instaurando una sanguinaria dittatura militare, Nanni Moretti torna con un docufilm incentrato sulle vicende di allora, analizza il carattere brutale della repressione e si sofferma, attraverso numerose interviste a ex profughi cileni, sul rapporto tra questi rifugiati e il nostro Paese.

Allora un esperimento estremamente innovativo come il primo governo socialista in un importante Paese del Sudamerica, se si esclude Cuba, aveva suscitato la reazione immediata della destra statunitense e il presidente Richard Nixon varò l’operazione segreta denominata “Condor”, che aveva lo scopo di neutralizzare tutti i “focolai” di sinistra che si andavano sviluppando nel continente latino-americano, quindi in primo luogo l’abbattimento del governo cileno. L’Italia accolse molti rifugiati cileni e un moto di solidarietà si diffuse in tutto il Paese, un’Italia civile che viveva la fase forse migliore dopo la caduta del fascismo, la guerra e l’avvento della repubblica democratica.

Gli intervistati cileni raccontano come furono accolti, sostenuti e integrati nel nostro Paese in cui in molti oggi vivono definitivamente: cittadini residenti a tutti gli effetti. Ed ecco allora che il racconto diventa evocativo dell’oggi, e un velo d’inquietudine ci avvolge. Lo dice l’ultimo cileno con disincanto a conclusione del film: “L’Italia di allora non è quella di oggi che comincia ad assumere invece le sembianze del Cile di allora. Il nostro Paese è ammalato di consumismo e individualismo e non ci frega niente di quel che succede a chi è di fianco a noi”.

In questo cattivo brodo di coltura sta crescendo il ruolo e il peso politico di un personaggio come Matteo Salvini, che incarna – con la sua comunicazione da “uomo della strada” – il cinismo qualunquista e demagogico del “prima gli italiani”, del “difendo le frontiere dai clandestini”, “dell’ordine e legge” ma solo per i nemici “sinistri”. Risuonano le stesse intonazioni autoassolutorie dei militari golpisti intervistati da Moretti: “abbiamo eseguito ordini”, “abbiamo difeso la vera democrazia”, “Allende era uno sconsiderato marxista”.

Non sottovalutiamo che i circuiti della destra reazionaria internazionale non hanno mai smesso di operare per destabilizzare i regimi democratici, perfino interi continenti, e gli uomini disposti a mettersi sotto i piedi i diritti umani sono gli interlocutori privilegiati.

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