Il 40% degli italiani ritiene che gli insetti faranno parte della dieta del futuro. Lo ha rivelato ad inizio dicembre un’indagine condotta dalla Doxa per conto di Rentokil Initial (leggi il blog di Diego Fusaro). La ricerca individua nei giovani tra i 18 e 34 anni la fascia di età più aperta all’entomofagia, più restii gli over 55 (il 63% del campione ritiene che non saranno mai accettati come alimento in Italia). Così a un anno di distanza siamo tornati sui nostri passi e per trovare conferma del trend evidenziato dalla ricerca Doxa abbiamo interpellato Giulia Maffei e Giulia Tacchini, una biologa e una food designer che da due anni diffondono la cultura dell’insetto nel piatto attraverso l’associazione Entonote: “Offriamo un percorso di avvicinamento all’insetto commestibile – spiegano -. Le persone che frequentano gli eventi proposti dalla nostra associazione hanno generalmente tra i 20 e i 40 anni. Sono curiosi, persone che tendenzialmente hanno già una apertura nei confronti di questo nuovo cibo, quasi tutti arrivano alla fine del percorso, anche se c’è chi ancora non riesce a mangiare l’insetto intero”. Il salto culturale necessario per passare dalla bistecca al grillo, dalla fettina alla locusta, non è di poco conto ma il tema è sempre più diffuso e accettato.

La ricerca ha anche evidenziato come 7 italiani su 10 pensino che i cibi a base di insetti possano avere effetti benefici e fornire nutrienti utili all’organismo. Un principio affermato dalla Fao già nel 2013: “Il loro contenuto di calcio è paragonabile a quello del latte – spiega Giulia Tacchini -, quello di ferro agli spinaci, sono ricchi di omega3 quasi quanto il pesce. Inoltre, contengono zinco, vitamine soprattutto del gruppo B e minerali”. L’introduzione degli insetti nella dieta globale sarebbe auspicabile anche per l’ambiente: “Gli insetti sono una fonte alimentare a basso impatto ambientale – spiega Giulia Maffei -. Hanno bisogno di meno acqua, cibo, terreno rispetto agli altri animali da allevamento e producono meno gas serra”

Da un punto di vista normativo la novità più recente è il regolamento Ue 2015/2283 sui nuovi alimenti, entrato in vigore il 1 gennaio del 2018. La novità principale è rappresentata dalla centralizzazione della richiesta di autorizzazione, che deve essere presentata direttamente alla Commissione europea, attraverso un sistema online, anziché ad uno degli Stati membri come avveniva con il precedente regolamento. A un anno dall’entrata in vigore, sebbene in Italia ci siano già diverse imprese orientate all’allevamento di insetti per il consumo umano, non ci sono ancora gli elementi per fare un bilancio completo: “Ad oggi – spiegano le ideatrici di Entonote – non abbiamo notizia di realtà italiane che abbiano completato l’iter di autorizzazione che serve per commercializzare gli insetti come cibo. Ecco perché ancora non li possiamo trovare nei supermercati o nei menù di un ristorante. Addirittura anche le realtà attive in paesi che erano già più avanti, come Olanda e Belgio, dovranno adeguarsi e chiedere una nuova autorizzazione, che rispetti i parametri fissati dal regolamento”.