“L’agricoltura è un tabù come cinquant’anni fa, perché i giovani non ne capiscono il potenziale. Ma senza la natura non c’è economia, non c’è sviluppo”. Emanuela Laratta ha 19 anni e le idee molto chiare sul suo futuro: è presidentessa di Microtech, start-up che si occupa di sviluppare tecniche di micropropagazione delle piante. Dopo la maturità ha vinto una borsa di studio per tre mesi di formazione a Londra, ma promette di tornare nella sua Catanzaro: “Voglio fare davvero qualcosa per la mia terra e per gli altri ragazzi, perché altrimenti qui non c’è futuro”.

Tutto nasce da un progetto regionale, Giovani & Futuro Comune, a cui Emanuela partecipa insieme a due compagni di classe, Nicola Rattà e Luca Scarfone, durante la quarta superiore. Il progetto premia idee di imprenditoria giovanile per riqualificare beni comuni, strutture inutilizzate da restituire alla collettività. Emanuele, Nicola e Luca scelgono il Centro Servizi Avanzati di Condoleo, ex azienda agricola ora trasformata in un centro di ricerca. La loro idea è quella di lavorare sulla micropropagazione: piante riprodotte in laboratorio, in ambiente controllato. Al gruppo si uniscono anche Mattia Longo e due neolaureati, Emanuele Spada e Gianmarco Guastella. Così nasce Microtech: una tecnica imparata a scuola trasformata in un’idea di impresa per aiutare il territorio. “Quando frequentavo l’Istituto agrario – racconta la giovane imprenditrice – tutti mi prendevano in giro, dicendo che andavo a zappare la terra. Per molti l’agricoltura è un lavoro da ignoranti, in realtà implica conoscenze, ricerche e passione”.

La Calabria l’abbiamo rovinata noi, se non prendiamo  in mano la situazione non possiamo aspettarci che lo faccia qualcun altro

L’idea di Microtech vince il bando di Giovani & Futuro Comune e riceve un premio da 30mila euro per finanziare il progetto. “Ho dovuto aspettare un anno per registrare Microtech – spiega Emanuela – perché all’epoca non ero ancora maggiorenne”. La micropropagazione, spiega, permette di ottenere moltissime piantine in ambiente controllato, senza esporle alle intemperie e ai virus, rendendo superfluo l’uso dei pesticidi. Una delle tante possibili applicazioni è il rinverdimento delle zone disboscate, specialmente quelle colpite dagli incendi. In più, Microtech vuole reinserire nel territorio le piante autoctone, minacciate dalla massiccia piante esotiche, alterando l’ecosistema.

Ma non tutto va nel migliore dei modi: “Stiamo aspettando lo stabile da maggio 2017, perché è in fase di ristrutturazione, ma non sappiamo ancora per quanto”. La cosa che più delude Emanuela, però, non sono i tempi di attesa infiniti, ma la scarsa partecipazione dei suoi coetanei: “Molti ragazzi qui sono totalmente disinteressati al loro futuro, come se non appartenessero a questo Paese, come se la Calabria fosse uno Stato a parte. Chi è bravo se ne va, e chi resta spesso si accontenta di non fare niente. Io sono a Londra, ma tornerò per portare avanti il mio progetto”. Catanzaro è un territorio difficile, ripete Emanuela: “Sui giornali si parla di noi solo quando succede qualcosa di brutto: ma la Calabria l’abbiamo rovinata noi, se non prendiamo noi in mano la situazione non possiamo aspettarci che lo faccia qualcun altro”. Un’indolenza alimentata, secondo lei, da un ambiente povero di stimoli: “Non ci sono eventi, centri di aggregazione, iniziative culturali né di divertimento. I giovani hanno bisogno di essere ascoltati, altrimenti si abbandonano a non fare nulla”. E soprattutto, di avere occasioni per mettersi in gioco, in una regione che vanta il triste primato europeo per tasso di disoccupazione giovanile e un tasso di abbandono scolastico del 15,7%, al di sopra della media nazionale. Emanuela spera che il suo progetto sia di ispirazione per i suoi coetanei: “Io ho avuto persone che hanno creduto in me, per questo vorrei dire ad altri ragazzi: ce la possiamo fare”.

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