Brescia, Torino e Lodi sono le tre città che in Italia nel 2017 hanno superato più volte il livello di Pm10. La prima per 87 giorni le altre per 69. La più virtuosa invece risulta Viterbo. Sono 19 le città che hanno superato il limite nel corso dell’anno. Lo segnala l’edizione 2018 del Rapporto Ispra-Snpa Qualità dell’Ambiente Urbano, presentato al Senato, che analizza l’ambiente in 120 città e 14 aree metropolitane. Sotto il riflettore ci sono le polveri sottili (Pm10), il particolato composto da inquinanti che derivano dalla combustione del riscaldamento delle case, dai trasporti e dalle industrie. Un pericoloso miscuglio di gas in atmosfera che aumenta i danni dell’aria per la salute dei cittadini, soprattutto giovani e anziani.

Negli ultimi anni l’Italia versa in condizioni di inquinamento sempre più critiche ed è già finita nel mirino della Commissione europea con due procedure di infrazione per la cattiva qualità dell’aria. Il nostro è il Paese Ue dove più persone muoiono ogni anno a causa delle polveri sottili disperse nell’aria (66mila su un totale di 400mila decessi in Europa dovuti all’inquinamento atmosferico). Dunque Brescia e il suo hinterland non sono che la punta di iceberg che riguarda tutta la pianura padana. Lasciano perplessi i commenti del sindaco di Brescia: “Non corrisponde a realtà” la notizia “che Brescia sarebbe maglia nera in Italia per la qualità dell’aria”. Ciò perché lo studio di Ispra prenderebbe in esame il capoluogo, non come un’entità a sé, ma come un agglomerato che include le polveri registrate anche nel vicino hinterland. Il Broletto, cioè il centro cittadino, raggiunge la quota di 69 sforamenti tanti come Torino e Lodi che la mettono comunque ai vertici della classifica.

Se per le specifiche qualità dell’aria Brescia piange, non ride neppure nella modesta posizione (39°) in cui si è ritrovata nella classifica per la qualità della vita de Il Sole 24 Ore che la scorsa settimana ha incoronato Milano (a 80 km da Brescia) come città in cui si vive meglio e dietro a ben sette città lombarde oltre a Milano, Monza, Como, Cremona, Mantova, Bergamo, Sondrio e Lecco. Il Sole 24 Ore ha preso in esame 42 indicatori per realizzare una graduatoria sommaria, che costituisce la speciale classifica per temi: dalla salute alla rapidità della giustizia, dai trasporti ai redditi, dal valore degli immobili ai costi degli affitti, ai depositi bancari pro capite alla smart city, dalla spesa per la cultura alla sicurezza per borseggi e rapine. Anche in questo caso l’area considerata è quella provinciale ma, come per Milano, che è in cima alla classifica sono principalmente le caratteristiche della città capoluogo determinano la posizione in graduatoria.

Preoccupa che per quanto approssimativa questa classifica veda al 39° posto una delle città più ricche d’Italia, che si rifà a un racconto di sé in contrasto con i dati emersi dal Sole24 ore. Questa classifica negativa va ricondotta a scelte strategiche sbagliate:

1. l’aver aperto in città un enorme centro commerciale (Freccia Rossa) ha ammazzato i piccoli negozi;

2. aver fatto fallire l’ente fiera per rivalità campanilistiche;

3. aver sponsorizzato con la Provincia un aeroporto inutile come quello di Montichiari (a quasi 20 anni dalla sua apertura è ancora vuoto ma ha eroso i soldi pubblici della provincia di Brescia);

4. aver voluto la Brebemi (che non ha ancora iniziato a pagare il mutuo contratto per la sua realizzazione ed è al sesto esercizio continuativo con perdite milionarie) che da quattro anni ha avvicinato la “Leonessa” a Milano ma solo teoricamente stante le classifiche esaminate.

Ma l’en plein strategico viene fatto da Brescia (195 mila abitanti) con la realizzazione della bellissima ma costosissima e sottoutilizzata metropolitana leggera. Nonostante questo fiore all’occhiello di cui città ben più grandi non dispongono e che i cittadini ignari stanno pagando a caro prezzo la classifica della qualità della vita non brilla. Sottoutilizzata per mancanza di domanda (era prevedibile date le dimensioni della città) trasporta 17 milioni di passeggeri all’anno mentre la sua cugina milanese la Mm5 Lilla stessa lunghezza, stessi apparati tecnologici (senza guidatore) ma con i tornelli, stesso periodi di apertura conta oltre il triplo dei passeggeri (55 milioni). C’è da ricordare che la città aveva bocciato con un referendum animato dai Verdi la metropolitana e proposto un meno costoso e più adatto un tram cittadino.

Anche la componente economica della classifica è stata deludente. Mentre gli industriali bresciani sponsorizzavano l’aeroporto, la Brebemi e la metropolitana gli indici di sviluppo sono crollati. Al 74° posto per start-up innovative, 80° per imprese registrate, 90° per gap retributivo di genere e solo 20° per depositi bancari. Ora la narrazione locale (Confindustria in testa) dice che lo sviluppo passerebbe da 4 km di autostrada in Valtrompia. Peccato che gli imprenditori hanno già spostato le loro imprese dalla Valtrompia. Male il funzionamento della giustizia, per scippi e per furti. Indietro al 70° posto per turismo e male per offerta culturale, librerie e sale cinematografiche. Molto meglio per natalità (16°), indice vecchiaia (11°) spesa sociale (32°) tasso di disoccupazione (9°). La componente immigrazione potrebbe essere una delle spiegazioni di questi parametri positivi. C’è ancora molta strada da fare per rilanciare Brescia, tanti errori da ammettere e da correggere, tante però sono le potenzialità della città ancora inespresse. Lo sviluppo e la lotta all’inquinamento atmosferico non passano dalla costruzione Autostrada della Valtrompia.

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