È l’obiettivo degli astrofisici e non solo che si esercitano in ipotesi anche molto affascinanti: rilevare la materia oscura. Una vera e propria missione. E così l’annuncio di un metodo rivoluzionario per rilevare la materia oscura all’interno dei cluster delle galassie non può passare inosservato. Lo studio – pubblicato sulla rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society – ha visto protagonisti Ignacio Trujillo, dell’Instituto de Astrofísica de Canarias, e Mireia Montes, dell’Università del New South Wales. I due astronomi hanno utilizzato i dati del programma Frontier Fields del telescopio Hubble, su sei ammassi di galassie, per dimostrare che la luce intracluster – il bagliore diffuso tra le galassie in un ammasso – traccia il percorso della materia oscura, illuminandone la sua distribuzione. Una ricerca che quindi potrebbe condurre all’esplorazione della materia oscura.

“Abbiamo trovato un modo per “vedere” la materia oscura, scoprendo che una luce molto debole negli ammassi di galassie, la luce intracluster, può mappare come viene distribuita” annuncia Mireia Montes, autore principale dello studio. La ragione – continua Montes – per cui la luce intracluster è un tracciante così eccellente della materia oscura è che sia quest’ultima che questi ammassi di stelle sono libere di fluttuare sul potenziale gravitazionale del cluster, quindi stanno seguendo esattamente la stessa forza di gravità”. “Queste stelle – conclude Montes – hanno una distribuzione identica alla materia oscura, per quanto la nostra tecnologia attuale ci permette di studiare”. Secondo quanto riferisce l’astronomo dell’università australiana, il metodo adoperato è più accurato perché utilizza solo l’imaging profondo al posto delle tecniche di spettroscopia, più lente e macchinose.

“Se la materia oscura interagisce da sé – afferma il coautore dello studio Ignacio Trujillo – potremmo rilevare che si tratta di piccole partenze nella distribuzione della stessa materia, rispetto a questo debole chiarore stellare”. “Ci sono eccitanti possibilità – conclude Trujillo – che dovremmo essere in grado di sondare nei prossimi anni studiando centinaia di ammassi di galassie” conclude Ignacio Trujillo. Ora i due studiosi hanno in programma di esaminare più dei sei gruppi originali, per verificare se il loro metodo rimane accurato. Un altro importante test sarà l’osservazione e l’analisi di ulteriori gruppi di galassie da parte di altri gruppi di ricerca. Il futuro telescopio spaziale James Webb della NASA/ESA/CSA, potrà dare un ulteriore aiuto con una strumentazione più sensibili, in grado di risolvere la debole luce intracluster nell’universo distante. Con la scoperta del bosone di Higgs da parte del Cern, la particella dalla quale dipende la massa di ogni cosa, lo studio della materia ordinaria è stato completato. Ma il modello standard spiega circa il 5% universo quello che emette o assorbe luce”. Il resto dell’universo, vale a dire il 95%, è buio e oscuro. Ed è per questo che i ricercatori studiano senza sosta.

L’abstract su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society

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