Londra deve aspettarsi un addio doloroso se Westminster non approverà l’accordo raggiunto tra la premier britannica Theresa May e il negoziatore di Bruxelles Michel Barnier. E’ il messaggio che la Commissione europea ha inviato al Regno Unito nelle linee guida approvate a uso degli Stati membri per limitare le conseguenze negative di una hard Brexit. Le misure sono pronte da settimane, ma l’esecutivo comunitario ha preferito aspettare a pubblicarle dopo il voto che era in programma alla Camera dei Comuni l’11 dicembre, poi rinviato al 14 gennaio.

Il Regno Unito non potrà continuare a contare sui benefici di cui ha goduto fino a questo momento in virtù dell’adesione all’Unione. E’ il senso delle 14 misure approvate, che riguardano molti aspetti cruciali dei rapporti tra le due sponde della Manica, in particolare i diritti dei cittadini, il funzionamento dei servizi finanziari, del trasporto aereo e di quello terrestre. Il testo non lascia adito a dubbi: nel caso di un non-accordo, qualsiasi estensione dello status quo si applicherebbe solo laddove l’Unione veda una minaccia per i propri interessi. Non solo: Bruxelles mette in chiaro che la pianificazione dell’emergenza, a differenza dei negoziati sul ritiro della Gran Bretagna, sarà unilaterale.

Un caso di scuola è quello del trasporto aereo: “Se l’accordo di revoca non viene ratificato, il traffico aereo tra l’Ue e il Regno Unito verrà interrotto a partire dalla data di ritiro” di Londra dall’Unione, afferma il testo. Per attutire le conseguenze del mancato accordo, la Commissione proporrà di garantire “temporaneamente la fornitura di determinati servizi aerei tra il Regno Unito e i 27 Stati membri dell’Ue”. Ancora: le compagnie aeree del Regno Unito sarebbero autorizzate a “sorvolare il territorio dell’Unione senza atterrare” o a “effettuare atterraggi nel territorio dell’Unione per scopi che non riguardino il traffico”, ovvero lo scarico e il carico dei passeggeri. Le compagnie aeree britanniche, inoltre, non sarebbero più in grado di operare voli tra città dell’Unione, il che comporterebbe la fine delle redditizie rotte per aziende britanniche come easyJet.

Per quanto riguardo i diritti degli expat, in caso di mancato accordo “i cittadini dell’Ue residenti nel Regno Unito non sarebbero più protetti dalle norme dell’Ue sulla libera circolazione” e “i cittadini del Regno Unito che vivono in territorio europeo sarebbero soggetti, alla data del ritiro, alle norme generali applicabili ai cittadini di Paesi terzi “, afferma la comunicazione della Commissione. Tradotto: ai britannici residenti oltremanica potrebbe non essere più consentito di rimanere a vivere e lavorare nei Paesi in cui vivono.

Le conseguenze di un eventuale “no deal” ricadrebbero anche sull’autotrasporto: gli autotrasportatori britannici si troverebbero a dover affrontare severe restrizioni al traffico autorizzato ad operare nel continente. Tutti rimedi limitati nel tempo e nella portata, che sono nell’interesse della Ue “e dovrebbero essere revocabili in qualsiasi momento”, si legge nel documento. Ma il messaggio è chiaro: una hard Brexit non conviene a nessuno, men che meno a Londra.

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