Quando si è insediato il nuovo governo giallo-verde, sulle grandi opere è stata detta una frase sensata, peraltro non contenuta nel contratto di governo: per le grandi opere iniziate e non concluse si farà una analisi costi-benefici. Tale iniziativa però non trovava riscontro nel contratto di governo, dove si legge, relativamente alle grandi opere, solo questo: “Con riguardo alla Linea ad alta velocità Torino-Lione, nell’applicazione dell’accordo tra Italia e Francia, ci impegniamo a sospendere i lavori esecutivi e ridiscuterne integralmente il progetto. Con riferimento invece alla realizzazione del ‘Terzo valico’ ci impegniamo al completamento dell’opera”.

Già qui si rimaneva quanto meno perplessi: perché l’analisi costi-benefici non c’è nel contratto? E perché il Terzo valico si dovrebbe concludere, visto che ogni opera dovrebbe ricadere nelle maglie dei costi-benefici? E perché non si parla delle altre grandi opere? Prima vediamo cosa dice l’analisi e poi decidiamo, dico io.

A giugno il governo si insedia e subito si presenta il caso di una grande opera incompleta: il Tap, il gasdotto Trans-Adriatico. Al riguardo il premier Conte affermò che sarebbe stata effettuata un’analisi costi-benefici, poi conclusa con la presa di coscienza che il Tap deve continuare. Peccato che, se si va sul sito del Mit (Ministero infrastrutture e trasporti) non vi sia alcuna analisi costi-benefici rispetto al Tap. Anzi, se digitate “Tap” nel canale di ricerca non verrà fuori nulla, zero. Andiamo bene.

E veniamo al Terzo valico. Contrariamente con quanto affermato nel contratto ma coerentemente con la strategia relativa alle grandi opere, qui l’analisi costi-benefici viene effettivamente eseguita ed è consultabile proprio sul sito del Mit. A leggere l’analisi si rimane attoniti: non vi è alcun accenno alle problematiche ambientali e territoriali dell’opera, nessun accenno ai servizi ecosistemici indicati dall’Ispra in relazione alle conseguenze del consumo di suolo che inevitabilmente una grande opera comporta: nulla. Come nei fumetti di B.C., si rimane “basiti”. Ciononostante, la conclusione cui giunge la commissione è comunque sconfortante: “In conclusione, il progetto del Terzo  valico, pur in presenza di un importante ammontare di benefici, presenta indicatori di redditività negativi, ad eccezione dello scenario più ottimistico che risulta marginalmente positivo. In altre parole, il progetto non si può definire inutile, ma troppo costoso in relazione ai benefici conseguiti e dunque determina un uso evidentemente inefficiente delle risorse”. Dunque, una sonora bocciatura. Quale decisione prende il governo? L’opera si fa comunque, solo per il fatto che interromperla comporterebbe oneri per circa due miliardi. Anche se l’opera comunque di miliardi ne costa almeno 6,5 (ma in realtà i costi poi lievitano sempre). Di nuovo rimaniamo esterrefatti. Ma lo stupore aumenta ancor di più se ascoltiamo cosa dice il Ministro al riguardo: “Se il risultato dell’analisi della commissione guidata dal professor Ponti fosse stato più negativo avremmo cancellato il progetto”. Ministro, ho sentito bene? Cioè, non basta una analisi negativa per fermare un’opera: ci vuole più negativa? Se non fosse per il drammatico scenario che si apre con la realizzazione di quest’opera verrebbe da ridere: “Signor Ministro, no, non ci posso credere, mi dica che sta scherzando, la sua è una battuta, vero?”

Purtroppo no, è tutto vero, nonostante la comicità involontaria. Ma c’è di più, nella stessa intervista Toninelli altresì afferma: “Io voglio fare le grandi opere utili e le cose che hanno maggior impatto su occupazione e Pil”. Qui il re è davvero nudo. Una frase del genere l’avrebbe potuta pronunciare qualsiasi ministro piddino o forzitaliota. Le grandi opere vanno bene se danno lavoro e fanno aumentare il Pil. Mi viene in mente Grillo quando, a fronte dell’alluvione del Tanaro, affermò causticamente in televisione che lo sciagurato evento avrebbe fatto aumentare il Pil. Certo, la grande opera fa aumentare il Pil: fa girare un sacco di soldi quando viene realizzata e, nella fase di costruzione ed esercizio, genera quasi sempre disastri idrogeologici che creeranno lavoro. Da questo punto di vista chissenefrega, vero signor Ministro, se la tratta Tav fra Bologna e Firenze ha prosciugato le sorgenti del Mugello. Ha creato un sacco di lavoro e fatto aumentare il Pil. Basta questo. Ambiente? Territorio? Non pervenuti.

Toninelli è espressione del M5s. Il Movimento era contrario al Tap, al Terzo valico, alla Tav. Preso il potere ha già cambiato idea su Tap e Terzo valico. Sono dei dilettanti? Oppure mentivano sapendo di mentire pur di raccogliere il consenso necessario per andare al governo? Bella domanda. Io una risposta ce l’avrei, ma non ve la dico. Concludo con un invito al professor Marco Ponti, che presiede la commissione di analisi delle grandi opere. Entro dicembre dovrebbe essere pubblica l’analisi relativa alla Tav Torino-Lione. È strascontato che essa sarà negativa: traffico merci sulla tratta in decremento, previsioni sul traffico futuro sballate, voragine di soldi pubblici regalati a imprese come la ben nota Cmc (essa è ormai definibile una Cooperativa di guerra, avendo lavorato alla base Usa di Sigonella, a quella di Aviano, a Camp Derby; )e chi più ne ha più ne metta. Mi rivolgo appunto a Ponti: “Professore, mi raccomando, l’analisi non sia negativa, sia più negativa, altrimenti quelli la fanno lo stesso!”