Nuovo stop alla riforma delle intercettazioni varata dal governo Pd. Il governo del Movimento 5 stelle e della Lega ha intenzione di prorogare ulteriormente l’entrata in vigore della nuova legge sugli ascolti telefonici che era stata varata dal guardasigilli Andrea Orlando. Il rinvio è contenuto nella legge di bilancio dove entrerà il tradizionale decreto Milleproroghe di fine anno.

L’ipotesi, emersa la scorsa settimana, viene ufficializzata dall’esecutivo con un emendamento presentato in commissione al Senato. Tra le proroghe, spunta un nuovo rinvio per l’entrata in vigore della riforma delle intercettazioni: previsto inizialmente per il 26 luglio 2018, era stato posticipato al 31 marzo 2019 ma adesso slitta ulteriormente al 31 luglio 2019. L’intenzione del governo M5s-Lega è modificare la riforma del precedente esecutivo.

“Impediamo che venga messo il bavaglio all’informazione perché la riforma Orlando era stata scritta con l’intento di impedire ai cittadini di ascoltare le parole dei politici indagati”. Secondo il guardasigilli ogni passata riforma è coincisa con uno “scandalo” e l’ultima è stata fatta “in concomitanza col caso Consip“, aveva detto il guardasigilli Alfonso Bonafede annunciando il primo rinvio il 24 luglio scorso.  “Ogni volta che qualcuno del Pd veniva ascoltato qualcuno del Pd tendeva a tagliare la linea – aggiunge – L’intento era quello di evitare ai cittadini di ascoltare i politici e si vede dal contenuto della norma”. La riforma delle intercettazioni era stata criticata da più parti: magistratiavvocatigiornalisti. Tra chi aveva chiesto modifiche anche il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Rahoil procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone e la stessa Associazione nazionale magistrati.

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