Quanto è emerso in questi giorni sulle mense scolastiche italiane ha lasciato tutti sconvolti. Vorrei però si entrasse nel merito della questione e delle dichiarazioni del ministro Giulia Grillo perché, al di là dell’indignazione materna, assolutamente condivisibile, la Grillo chiude infatti così la sua dichiarazione: “Oggi chi lavora nel settore delle mense sa benissimo che vi sono regole chiare da seguire e tutti i mezzi possibili per garantire tracciabilità, igiene e correttezza di conservazione degli alimenti”.

Ecco, da chi ha un ruolo come il suo e dai media, mi aspetto che su una situazione così grave e delicata non si scarichino responsabilità su “chi lavora nel settore”, bensì pretendo che si vada dritti al nocciolo del problema, senza generalizzare, e senza lasciare spazio ad ambiguità intollerabili per il mondo del lavoro. Le informazioni che ci arrivano dai Nas sono gravissime e i controlli devono proseguire a tappeto su tutto il territorio nazionale come sta avvenendo, ma proprio il generale dei Nas Adelmo Lusi chiarisce che “Gli illeciti penali hanno interessato reati quali la frode e le inadempienze nelle pubbliche forniture, dovute al mancato rispetto agli obblighi contrattuali assunti dalle aziende di catering all’atto dell’assegnazione delle gare di appalto, la detenzione di alimenti in cattivo stato di conservazione e l’omessa applicazione delle misure di sicurezza sui luoghi di lavoro e a tutela degli operatori”.

Quindi è chiaro che i lavoratori sono vittime insieme ai nostri figli rispetto a una situazione che, bisogna dirlo, non riguarda tutti i territori. Infatti, approfondendo, scopro che nella maggior parte delle regioni, tra cui la Liguria (mia figlia, ad esempio, mangia in mensa a Genova in una veicolata e il cibo è buono), i controlli effettuati non hanno evidenziato irregolarità, e questo ci rincuora. Quanto è emerso però, se abbinato alle innumerevoli polemiche sulle mense scolastiche e al “diritto al panino”, diventa una bomba a orologeria. Serve decisione e intenzione politica, oltre l’indignazione, perché il rischio che si corre è quello di assistere, nei prossimi anni, all’implosione di un servizio collettivo che è stato, decenni fa, elemento di conquista mentre il concetto di “tempo pieno” si inseriva nelle scuole italiane.

Nel settore della refezione scolastica lavorano decine di migliaia di persone e un numero esponenzialmente superiore di famiglie utilizza un servizio essenziale anche per la loro stessa tenuta sociale. Dal ministro vorrei sentir parlare di gare di appalto sempre più al ribasso, con “sconti” che le amministrazioni comunali dovrebbero rifiutare e di capitolati di gara che prevedono il subappalto (per carità, è legale, ma abbassa di fatto le “difese immunitarie” di tutti, lavoratori e utenti). Sapete perché molte aziende, che si occupano di ristorazione nel nostro Paese, non partecipano più alle gare che riguardano la refezione scolastica? Sostengono sia un gioco al massacro, perché le basi di gara sono sempre più basse; molte non si presentano neppure e, spesso, chi resta con il monopolio fra le mani, mette in campo il gioco delle tre carte per fare margine sulla pelle dei bambini e dei lavoratori. Così “si spiegano” le strutture fatiscenti, gli strumenti inadeguati, le condizioni precarie di lavoro, la mancanza di sicurezza, i centri cottura umidi, piccoli e spesso non adatti, in cui si fanno uscire migliaia di pasti preparati da personale numericamente insufficiente, e la nuova moda di ridurre ore sotto produttività.

Il sistema appalti è al collasso, ma quando si parla di internalizzazione, come sugli “appalti storici” delle pulizie nelle scuole statali, su cui ancora si deve capire se ci sarà una reale tenuta occupazionale, sappiamo tutti che la ristorazione scolastica ha costi ben diversi da sostenere. La decisione di esternalizzare è nata di fatto dalla volontà di risparmio delle amministrazioni comunali, e la forza politica di rivendicare irregolarità si indebolisce consciamente soprattutto a livello locale.

Così, un servizio che non è superfluo per le famiglie, che nasce su principi di possibilità, uguaglianza, educazione alimentare, collettività e condivisione, è sempre più a rischio, con tanti genitori che hanno già pronto il “pasto da casa” (solo chi può permetterselo). Non è questa la soluzione. Se non si interviene subito, con investimenti maggiori a tutela di bambini innanzi tutto, e dei lavoratori, assisteremo al lento smantellamento del servizio di ristorazione scolastica e a una rispettiva mattanza occupazionale. La politica, andando oltre l’indignazione materna, non può permetterlo.