Nell’affascinante libro di Isabel Allende Afrodita (ed. Feltrinelli) si legge che in alcune zone rurali della Gran Bretagna si usa fare incantesimi per intrappolare l’amante sfuggente: “La donna impasta farina, acqua e burro, spruzza l’amalgama di saliva, poi lo mette tra le gambe per dargli la forma e il sapore delle sue parti intime, lo cuoce in forno, e offre questo pane all’oggetto dei desideri”. L’ho trovato un gioco intrigante anche per la movimentazione della lingua quando questo calco alimentare viene leccato, morsicato, sbriciolato per essere mangiato.

Anche Giacomo Casanova, per inebriare giovani pulzelle, utilizzava le ostriche che dalla sua bocca scivolavano tra le labbra della novizia di turno. Quindi mettetevi comode e comodi perché oggi vi parlo di cunnilingus, termine che deriva dal latino cŭnnus (vulva) e lĭngere (leccare). A tal proposito Ian Kerner, rinomato sessuologo e scrittore americano, ha scritto un librone dal titolo She Comes First: The Thinking Man’s Guide To Pleasuring A Woman, dedicato soprattutto agli uomini per imparare o migliorare proprio l’arte di questa pratica sessuale che piace molto alle donne.

Nel capitolo intitolato The Cunnilingus Manifesto, include tre linee guida per aiutare gli amanti ad avere esperienze strabilianti e consiglia di pensare alla lingua come un delicato sfarfallio di ali – appunto – di farfalla o come un grosso pennarello bagnato che disegna una natura morta. Pare che mediamente una donna raggiunga l’orgasmo dopo venti minuti (una lungaggine, eh) e che la lentezza piaccia assai. Secondo uno studio dell’università del Michigan “il senso di mascolinità di un uomo si accresce quando è in grado di fare godere fino all’orgasmo la sua partner”. E qui ci arrivavano anche le carpe. “Gli autori dello studio sostengono che questi risultati potrebbero implicare, almeno dal punto di vista maschile, che l’orgasmo femminile è meno legato al piacere della donna e più al potenziamento dell’ego maschile”.

Allora chiediamoci perché ad alcuni uomini non piaccia e che ci siano donne che ricorrano ai nuovi vibratori, definiti orrendamente dalle sex blogger o leggibili nelle descrizioni di sex shops on line “ciuccia-clitoride”, che sa di salasso. Siamo popolo di poeti e almeno potremmo usare grazia e classe quando si parla della nostra mandorla zuccherina. Sarebbe più idoneo dire “titillanti”, “a pressione”, “con effetto ventosa”, “piacevolmente aspiranti”. Questi sex toys di ultima generazione sono la nuova versione di quello che all’inizio era lo Sqweel, lanciato nel 2010 dall’artista Trevor Murphy: una sorta di ruota multilingue che funge da stimolatore orale, che ha fatto guadagnare al suo inventore più di 300mila dollari in royalties.

Nel 2017 i geniali youtuber The Kloons si fecero conoscere al mondo intero per via dell’app – farlocca – Lickster, in cui veniva spiegato come imparare il cunnilingus facendo training sullo schermo del telefonino. Non fatelo, soprattutto per via dei batteri. Piuttosto prendete una zucca cotta, fate un taglio verticale e piluccate così. Non sono poetica in questo momento ma vogliate perdonarmi.

L’odore della vulva piace e non piace. Alle donne, oltre all’igiene, consiglio acque profumate dall’ombelico in giù: ai fiori di tiarè, alla gardenia, ylang ylang. Perché no, qualche goccia anche nell’inguine, che è un piccolo ponte tra la coscia e il delta di Venere. Tornando ai racconti di Isabel Allende, si narra che Cleopatra si facesse leccare le parti intime cospargendole per gioco di una morbida pasta a base di miele e mandorle tritate. E che i suoi amanti perdessero il senno. Provare per credere.

Potete seguirmi su Instagram e sul mio sito www.sensualcoach.it