Lunedì e martedì il presidente del Consiglio Giuseppe Conte non sarà a Marrakech, dove è in programma la conferenza intergovernativa chiamata ad adottare il Global Compact per la migrazione: l’accordo stilato sotto l’egida delle Nazioni Unite che si pone l’obiettivo di garantire una gestione completa dei fenomeni migratori internazionali. Il governo italiano, come aveva annunciato Matteo Salvini, aspetterà il voto del Parlamento, mentre Forza Italia e Fratelli d’Italia pressano la Lega per scegliere il no. I primi a ritirarsi, il 3 dicembre 2017, furono gli Stati Uniti di Donald Trump, seguiti dall’Ungheria di Viktor Orban e poi da altri Paesi. In Belgio invece la decisione del premier Charles Michel di andare a Marrakech ha portato il partito nazionalista fiammingo a lasciare la coalizione e aprire una crisi di governo a cinque mesi dalle elezioni.

La crisi in Belgio – Il ministro dell’Interno, Jan Jambon, della Nuova alleanza fiamminga (N-VA) ha confermato che lui e gli altri ministri del partito si dimetteranno. “È chiaro”, ha detto all’emittente nazionale Rtbf, dopo ore di incertezza. Il primo ministro Michel guiderà quindi un governo di minoranza fino la fine di maggio. Al potere da quattro anni, la coalizione è stata spesso messa a dura prova dalle posizioni anti-immigrazione dell’N-VA. Il leader del partito, Bart De Wever, ha lanciato l’ultimatum a Michel sabato sera minacciando di lasciare il governo se il primo ministro avesse partecipato alla conferenza Onu per approvare il Global Compact. Il premier belga è rimasto fermo, dicendo che avrebbe rappresentato il Belgio a Marrakech come il “capo di Stato di una coalizione responsabile“.

I “no” sulla scia di Trump e Orban – Un anno fa Trump annunciava all’Onu che non avrebbero aderito al Global Compact, quell’accordo voluto anche per iniziativa del suo predecessore Barack Obama. Poi la volta dell’Ungheria, schierata contro quella che il ministro degli Esteri, Peter Szijjarto, definì “una minaccia al mondo”. Con l’avvicinarsi alla data dell’appuntamento a Marrakech, dove appunto si firmerà l’accordo che non è vincolante, sono cominciati gli altri ripensamenti e  annunci di defezioni dal vertice. La lista si allunga di giorno in giorno, anche con diversi paesi della Ue, in particolare del cosiddetto gruppo Visegrad: Repubblica Ceca, Ungheria, Slovacchia, Polonia, e poi Austria, Bulgaria, Croazia, Israele e Australia. La Svizzera ha annunciato che non andrà al vertice in attesa di un pronunciamento del Parlamento sul Global Compact.