Nel momento in cui scrivo queste righe mi sembra già chiaro che la Commissione europea non lascerà passare la “manovra italiana” e farà diventare operativa la procedura d’infrazione con tutte le pesanti conseguenze del caso. L’Italia è un Paese troppo importante per poter essere trattato come la Grecia. Basterebbe questo per dire che a Bruxelles stanno sbagliando tutto. Ma, come dovrebbe essere noto, c’è di peggio. L’attuale governo gialloverde continua a mantenere un alto livello di consenso. Nonostante tutte le sue debolezze. Ciò significa che la rottura che si determinerà non sarà tra la Commissione e il governo italiano, ma sarà invece tra la maggioranza degli italiani e le strutture centrali europee. Gli effetti diretti sono imprevedibili, ma una cosa è certa: nel caso di una messa in atto della procedura d’infrazione, ci sarà un “effetto contagio”.

È possibile che, in prima battuta, l’operazione di Bruxelles abbia successo. Il governo Conte, temendo ripercussioni di paura, alla creazione delle quali tutto il mainstream unanime è impegnato allo spasimo, dovrà battere in ritirata. Ma non sarà sufficiente. I mercati, “spaventati” da Bruxelles, dalle agenzie di rating, dai cavalli di Troia interni, procederanno nella “vendetta” contro l’insubordinazione italiana. Staremo a vedere se gli italiani si spaventeranno e se Conte (cioè Salvini e Di Maio) farà come Tsipras. Ma è probabile che sia Salvini (sulla cresta dell’onda) che Di Maio (preoccupato di non esserci mai stato e di non poterci essere) lanceranno insieme l’accusa a Bruxelles di impedire al governo di realizzare il suo impegno con gli elettori.

In tal caso le sorprese potrebbero essere molte e catastrofiche: per Bruxelles, per l’euro, per Mattarella e per tutta l’opposizione mainstream. Prima di tutto perché non esiste una vera opposizione in grado di prendere le redini. In secondo luogo perché Mattarella, presidente “europeo”, proprio per questo fatto sarebbe impossibilitato a fare un “proprio” governo – cioè un governo del presidente – e sarebbe costretto a indire nuove elezioni, di cui Salvini certamente e forse anche Di Maio potrebbero avvalersi sapendo che la stragrande maggioranza è dalla loro parte.

A questo punto la “trattativa” con l’Europa diverrebbe una rottura plateale. Il fatto è che le ombre sono state diradate all’improvviso da una dichiarazione di Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea, che, parlando in audizione di fronte alla commissione Affari economici e monetari di Bruxelles, ha fatto intendere che è lui il deus ex machina che decide.

L’”indipendenza” della Banca centrale – dogma imposto dal neo-liberismo assoluto – è apparsa in tutta la sua fulgente imponenza. Tagliando le ali, in anticipo, prima ancora che prendesse il volo, all’uccello peregrino di una possibile moneta complementare che potrebbe essere creata dal governo italiano (e magari da altri imitatori) per fronteggiare i suoi impegni di fronte agli elettori, senza aumentare il debito pubblico esterno. Il riferimento indiretto (Draghi non è sceso in dettagli) è stato all’ipotesi di una emissione di “certificati di credito”, con circolazione esclusivamente interna a uno Stato. Ipotesi avanzata da un gruppo di economisti guidato da Alberto Micalizzi e Stefano Sylos Labini, ma anche da altri, e perfino, si dice, da esponenti di spicco del governo italiano.

Parlando ex cathedra, a chi gli chiedeva cosa potrebbe succedere se alcuni Stati decidessero di stampare una moneta propria, Draghi ha risposto con inconsueta durezza: “Altre valute o non sono legali o non solo valute, quindi costituiscono un debito e vanno ad aumentare lo stock complessivo del debito”. Affermazioni che indicano invece una elevata concentrazione di nervosismo. In primo luogo perché non esiste legge, nemmeno europea, che impedisca a uno Stato membro di prendere una tale decisione. In secondo luogo perché, se la Bce è indipendente dai governi, vale anche il viceversa. In terzo luogo perché è tutto di dimostrare che una moneta succedanea creata da uno Stato, per usi interni, costituisca un “debito” dello Stato verso i mercati esterni. Semmai costituirà un debito dello Stato verso i suoi cittadini. Ma che essa contribuisca ad aumentare lo “stock complessivo del debito” è cosa da dimostrare.

Infine ci sarebbero diversi Paesi membri dell’Unione attuale che avrebbero ragione di essere offesi sentendo dire che “altre valute o non sono legali o non sono valute”. Che ne diranno, per esempio, i polacchi, che comprano, vendono e scambiano gli zloti? Ma il significato è chiaro: non provateci neppure perché ve lo impediremo. Draghi è il nuovo imperatore e con l’imperatore ogni trattativa è impensabile. Dunque la sovranità degli Stati non esiste più. Ma i popoli esistono ancora. Come fare a mettere loro il silenziatore?